Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
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1970
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Bruno Di Porto
altri motivi, ed anzi a sfondo clericale,1 1 e a Vetralla pare che solamente fossero apparse scritte patriolUchev?):
A Caprarola prese l'iniziativa il possidente Achille Salvatori, penso parente dei già incontrati Filippo ed Alessandro, che mandò a chiamare i garibaldini in Viterbo e li accolse splendidamente, affiancato da Antonio Navali, Cesare Pazielli e da un altro Salvatori, suo fratello o cugino, il notaio Domenico. *) Spostandoci alla fascia nordoccidentale della provincia, vediamo una banda di garibaldini negli ultimi giorni dei moti prendere d'assalto Montaito *) e sappiamo attivi in Canino alcuni dipendenti di casa Torlonia.5)
Veniamo con ciò alle vicende del capoluogo. Il 23 ottobre Acerbi, avanzante sotto una torrenziale pioggia, s'incontrò a Celi eoo coi rappresentanti del comitato nazionale viterbese, che gli prospettarono un'azione insurrezionale all'interno della città, simultanea all'attacco che egli avrebbe sferrato il giorno successivo contro le mura; ' ma, assottigliato dall'emigrazione di valorosi suoi esponenti, che ora tornavano tra i garibaldini, il comitato non aveva le forze per l'azione che si proponeva in Viterbo ed al momento decisivo dovette rinunciarvi. 7>
L'Acerbi fu utilmente guidato dagli esuli viterbesi fino alle mura, dopo aver superato scontri coi dragoni pontifici, ma, una volta giunto, fu deluso dalla mancanza d'ogni segno di rivolta e dalla resistenza delle anni papali. A questo punto, fallite le trattative per ottenere la resa dei pontifici, tentate
D La sommossa, piuttosto grave, avvenuta il 16 agosto 1867, fu causata da una lite tra il priore ed il capitolo per il luogo dove seppellire il canonico Silvestro Pesci oui. Il popolo, ribellandosi al priore e alle autorità, disseppellì il cadavere dal pubblico cimitero, portandolo al duomo, come voleva il capitolo. Capi della rivolta furono Giuseppe Ciappici e Luigi Pace (Rubrica 20, posizione 4128, busta 221).
2) Posizioni 5029 e 5252, busta 219.
8) Gendarmeria pontificia, n. 65/80 al direttore generale di polizia, Roma, 29 novembre 1867, busta 234.
4) Delegazione apostolica di Civitavecchia, direzione di polizia, prot. riservato n. 530, documento allegato alla posizione n. 652 della polizia provinciale di Viterbo, basta 223.
5) Polizia provinciale di Viterbo, posizione 652, busta 223.
a) I patrioti viterbesi membri del comitato èrano soliti riunirsi in una casa presso la Crocetta; i più attivi erano stati Ermenegildo Tondi con la moglie Innocenza Romanelli ed il figlio Giovanni, Angelo Mangani, il professor Rezzesi, Francesco Carnevalini, l'avvocato Giuseppe Contucci e l'avvocato Ferraioli, Pier Felice, Gaspare e Paolo Papini, Colombano Cernitori, il sindaco di Montefiascone del 1867, e Francesco Alberti. Molti, sospettali dalla polizia, avevano dovuto emigrare, riallacciando i contatti in Orvieto tra loro e coi rimasti in Viterbo. Della commissione recatasi a Celione incontro ad Acerbi faceva parte Nicola Spinedi.
Uno degli emigrati, I avvocato Giuseppe Contucci, luogotenente di stato maggiore dell'Acerbi, compose una relazione, che è la principale fonte di parte garibaldina sulle vicende viterbesi del 1867. Fonti di parte reazionaria sono invece le relazioni del segretario comunale avvocato Fretz e del canonica Cerconi. Sono tutte conservate nella biblioteca comunale di Viterbo nel fascicolo Memorie, atti e documenti riguardanti l'occupazione garibaldina del 1867 in Viterbo. V. inoltre A. CARDINALI, / volontari garibaldini del 1867 nella provincia di Viterbo, Iesi, 1895. che offre la prima visione storica degli eventi viterbesi nell'anno di Mentana.
7) Secondo la relaziono del segretario comunale avv, Fretz, nella plana del Faul, luogo di convegno per l'inizio della sommossa, si ritrovarono una ventina di cospiratori, che, disperando del successo, si disciolseró.