Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
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1970
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Il 1867 a Viterbo
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tramite i monasteri dei Minoriti e dei Serviti, i garibaldini ai aprirono con un incendio la breccia a Porta della Verità, dove poi s'avventurò tra le macerie il napoletano maggiore Luigi De Franchia, sospingendo il frate Manetto Nicco* lini ed affiancato dal trombettiere Gioacchino Alluminati, ma furono tutti e tre colpiti da una scarica di moschetteria. ' '
Vistisi anche catturare alcuni uomini, Acerbi decise di ritirarsi. Potè invece entrare in Viterbo la sera del 28, dopo l'allontanamento della guarnigione pontificia, chiamata alla difesa di Roma.
Istituendo la dittatura in nome di Garibaldi, come nelle zone già liberate, il condottiero fissò la sua residenza nel palazzo della delegazione.
Si formò la giunta cornimele rivoluzionaria con sindaco Benedetto Polidori (poi sostituito da Francesco De Gentili) ed assessori Carlo Mariani Vivarelli, Francesco Papini, Alessandro Polidori ed Ermenegildo Tondi.-)
Venne costituita la guardia civica, abolita l'imposta sul macinato, proclamata la libertà di culto,8) decisa la laicizzazione delle scuole e furono imposte tasse e contribuzioni agli enti religiosi.
L'atteggiamento della popolazione viterbese, diversamente dal 1860, fu in generale passivo; la delusione causata dal fallimento della precedente spedizione garibaldina era stata grande e nulla faceva prevedere che Patteggiamento italiano sarebbe stato questa volta più audace nei confronti della Francia, anzi i vincoli eran cresciuti con la convenzione di settembre. Crollato dieci giorni prima l'ambiguo ministero Rattazzi, saliva proprio allora al potere il generale Menabrea, da cui non ci si poteva attendere che una stretta di freni verso la sinistra insurrezionale. Si capiva che i garibaldini erano soli ed anche se qualcuno dei leggendari Mille era ancora sulla breccia4' la qualità dei volontari
1) U De Franchie venne finito a colpi di baionetta e poi spogliato delle medaglie. II Niccolini morì in ospedale in seguito alle ferite riportate. Secondo la relazione del Coninoci, il maggiore napoletano aveva avvisato del suo passo ì pontifici, gridando che veniva per trattare e fu colpito proditoriamente.
2) La giunta venne poi rimaneggiata per divergenze politiche tra annessionisti e repubblicani. Per una sintesi delle vicende viterbesi del 1867 e per i mutamenti nella giunta, vi M. JMO;OHEU.I. Storia breve di Viterbo, Viterbo, 1964, p. 369 sgg., e la tesi di laurea di BEATRICE NEVI, Viterbo dal 1846 al 1870, Università degli studi di Roma, facoltà dì lettere, relatore prof. A. M. Ghisalberti, anno accademico 1955-56, p. 106 Bgg.
*) L'affermazione della libertà di culto in Viterbo (M. SICNORELLI, op. cit., p. 369) ebbe essenzialmente valore di principio, data la mancanza o lo scarsissimo numero di acattolici. La comunità ebraica, fiorente nel Medio evo, fu espulsa nel 1.193. Dopo di allora la provincia vide negozianti israeliti di passaggio, soprattutto per le attività alla fiera della Quercia, con qualche presenza stabilizzata, che si documenta per Acquapendente con un registro del 1849 schedante i patrioti della Repubblica romana (vi figurano tre Ebrei originari di Pitigliano, uno dei quali, il più. giovane, nativo di Grotte di Castro) e per Viterbo col verbale relativo od un furto, avvenuto nel 1868 nel negozio di Sabbatino Spngnolettj: v. rispettivamente Registro degli individui che durante Vanarchia del 1849 ai compromisero nella provincia di Viterbo, tranne la città istessa di Viterbo, documenti della delegazione, busta 16, o Rubrica 14, posizione 2871, busta 231. Per un resoconto al riguardo v. B, Di POIITO, Residui della presenza ebraica nel Viterbese, in Shalnm, u. HI, n. 9, ottobre 1969, p. 17.
Quanto ai protestanti si constata solamente la vigilanza della polizia sull'ingresso di bibbie e propagandisti ai confini dello Stato (per es., posizione 981, busta 223).
*) La relazione del canonico Ceccotti d attesta l'importante presenza in Yit