Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
anno
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1970
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250
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Bruno Di Porto
era. nel complesso, scaduta rispetto alla famosa spedizione in Sicilia: si vedevano i loro armamenti scadenti, l'equipaggiamento misero, la disciplina allentata.
Da Firenze il 27 ottobre un proclama di Vittorio Emanuele II li sconfessò duramente di fronte all'opinione pubblica italiana ed alla diplomazia europea. *> La Gazzetta di Viterbo, uscita il 31 ottobre sotto la direzione del garibaldino Uriele Cavagnari, sfogò naturalmente nell'articolo di fondo il risentimento dei patrioti. 2)
Sarebbe occorsa, in tali condizioni, nel tessuto stesso della città una disperata volontà di affermazione nazionale, unita a precise scelte politiche di sinistra, che condizionassero l'atteggiamento della monarchia con la minaccia dell'alternativa repubblicana partente dalle vicinanze di Roma. Il governo italiano avrebbe allora forse dovuto ripetere nei confronti di Napoleone III il giuoco del '60: intervenire giustificandosi col dover bloccare la rivoluzione.
Ma questa energia endogena mancava; fallite le prove del 1849 e del 1860, era tuttora diffusa nella popolazione viterbese una .generica tendenza patriottica, che. gravitando verso il vicino regno, si espresse in un nuovo plebiscito per l'annessione, a dispetto del rifiuto scandito a chiare note nel proclama reale.8> Contro l'indirizzo annessionistico si agitava una minoranza repubblicana, mentre dalla parte opposta non pochi fedeli sudditi di Pio IX. contrariati o inorriditi dagli avvenimenti,4' attendevano con ansia la restaurazione, cui si accingevano
terbo di Giacinto Bruzzesi (1822-1900), patriota di Cerveteri, unico cittadino dello Stato romano che abbia avuto la medaglia d'oro della Repubbli ni romana, distintosi tra i Mille ed in molte altre imprese in Italia e all'estero, nominato da Garibaldi capo del comitato dell'emigrazione romana, più volte penetrato clandestinamente nel Lazio ed in attivo contatto coi patrioti viterbesi. Ma è significativo il fatto che il Bruzzesi, entusiasta protagonista di tante battaglie, appare nella sua corrispondenza 'conservata al Museo Centrale del Risorgimento di Roma) piuttosto scettico di fronte ai piani del 1867.
1) Il proclama di Vittorio Emanuele II, datato Firenze 27 ottobre 1867, diceva: Italiani! Schiere di volontari eccitati e sedotti dall'opera di un partito, senza autorizzazione mia né del governo, hanno violato le frontiere dello Stato... L'Europa sa che la bandiera innalzata nelle terre vicine alle nostre, sulla quale fu scrìtta la distruzione della suprema autorità spirituale del capo della religione cattolica, non è la mìa. Confido che la voce della ragione sìa ascoltata e che i cittadini italiani che violarono miei diritto si porranno prontamente dietro le linee delle nostre truppe .
2) L'articolo, pubblicato nel n. 1, diceva tra l'altro: Il governo italiano con la condotta del ministero Rattazzi diede la più splendida prova di voler seguire in tono e per rotto le orme di servilismo verso la Francia tracciate dal defunti ministeri Lamarmora-Ricasoli e Ricasoli; mostrò a chiare note che non credeva del proprio interesse gitiare gli infranti anelli della catena che nominarono convenzione di settembre. Il governo italiano non pare vietava il passaggio dal proprio territorio al pontificio dei liberi cittadini e delle anni che doveano oltrepassare la frontiera, ma tolse perfino il pane che ansiosamente aspettavano parecchie centinaia di nobili giovani nascosti nelle boscaglie della campagna romana . I pochi numeri del giornale sono conservati nella biblioteca comunale di Viterbo; con lo stesso titolo apparve, 1*11 maggio 1871, dopo l'unione della città all'Italia, l'organo dei liberali viterbesi, contrapposto al clericale t II padre di famiglia .
8) Il plebiscito sì svolse in Viterbo tra il 4 ed il 5 novembre, con 5.267 voti per l'annessione. Da parte clerjcalo si disse che molti votarono più volte. Oltre che nel capoluogo, fu tenuto in oltre località.
0 In particolare i clericali furono sdegnati dall'irruzione nel monastero di Santa Rosa.