Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
anno
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1970
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252
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Bruno Di Porlo
Lutili itiit losche motivazioni del riserbo poliziesco* Fatto sia che il Salvatori venne arrestato l> ma anche la direzione generale romana della polizia, assai meno esposta alle pretese corruzioni o ai riguardi tenuti in loco verso famiglie influenti, attenuò il giudizio sulle sue colpe politiche. 2)
Quel torbido sanfedismo, colpendo i quadri impiegatizi, giudiziari e insinuando in alto qualche sospetto anche sulle forze dell'ordine. '** finiva con l'infastidire i funzionari, che, se da un lato erano avvantaggiati nel loro lavoro dalle denunce e segnalazioni, d'altra parte si vedevano con disappunto controllati e scavalcali da tanto zelo, senza sapere, per giunta, dove si sarebbe arrestato. 4 '
Ciò non significa che gli ambienti responsabili fossero teneri coi patrioti; la Restaurazione, che a Roma mandò al patibolo Monti, e Tognetti, colpì anche a Viterbo, mantenendo tuttavia una valutazione obiettiva delle limitate responsabilità locali, consistenti più che altro in delitti di opinione, e lasciando, con paternalistica prudenza, una porta aperta al ravvedimento di quanti, fiaccati dal fallimento di tre prove rivoluzionarie (184849, 1860, 1867) e delusi dall'atteggiamento italiano, inclinavano verso la quiete.
In questa fase del suo tramonto, lo Stato pontificio, benché tanto ridotto territorialmente, sembrava considerarsi rimesso in piedi dal pronto intervento francese, dal rispetto italiano dalla convenzione di settembre e dall'adattamento delle popolazioni, la cui vita continuava a scorrere, pur con gorghi e fermenti, entro l'alveo secolare del dominio ecclasiastico.
Una relativa moderazione favoriva redimerò consolidamento,0' tanto più che il processo di formazione dell'unità nazionale italiana, all'indomani di lassa e Mentana, soffriva una manifesta crisi, che si poteva cogliere da qui nell'ingente numero di diserzioni dall'esercito ' e che incise sul morale di una parte del*
1) Gendarmeria pontifìcia, n. 9 P.S., busta 234.
2) Roma, Direzione generale di polizia, sezione I, prot. n. 2197-64/20759, 9 febbraio 1868, busta 224.
3) Per esempio i reazionari più spinti protestarono contro il mantenimento nell'impiego dell'attuario dell'uditorato di Gradoli. Giuseppe Mazi, che s'era schierato coi patrioti (Polizia provinciale di Viterbo, prot. ris., posizione 711, busta 223) e misero in guardia i superiori contro il brigadiere Rotondi di Canino, per l'influenza che avrebbero avuto su di lui i liberali del luogo Luigi Fritteli! e Giuseppe Cecchini, dipendenti di casa Torlonia (posizione 652, busta 223). Nemmeno il clero si salvava dagli attacchi sanfedisti: in una torva denuncia a Caprarola, chiedente giustìzia gregoriana, si colpiva l'arciprete Fabrizi per ì parenti pessimi (busta 234).
4) In un rapporto sulla denuncia contro il cancelliere Luigi Pianori di Ronci-gliene, si riconosce il carattere della vendetta, privata, affermando che si volevano screditare i pubblici funzionari (Polizia provinciale di Viterbo, posizione 135, busta 212).
8) La severità verso i compromessi era anche diversa da luogo a luogo, per una certa discrezionalità consentita dalla Direzione generale di polizìa; per es in materia di carte di legittimazione, fogli di via e passaporti, v. Direz. generale di polizia, sez. I, prot. n. 16330/19110.
fl) Molte pratiche relativo a diserzioni dall'esercito italiano sono contenute nelle brute 223, 225, 226 e 236. Il fenomeno va visto nel quadro del disagio di vasti strati popolari nei primi anni di vita dello Stato unitario e delle incomprensioni tra coscritti delle più diverse regioni, ancora indocili alla disciplina militare recata nel* l'esercito nazionale dal nucleo piemontese. 1 disertori erano, io parte notevole, meridionali ma non mancavano tra di loro elementi delle regioni centrali e settentrionali ;