Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
anno <1970>   pagina <253>
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Il 1867 a Viterbo
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Veniirazione viterbese: certi esuli sentirono irresistibile il richiamo della loro terra delle famiglie etti ricongiungersi e degli interessi da curare. Cosi le autorità pontificie ricevettero parecchie domande di ritorno, ora dignitose e chiedenti solo un temporaneo soggiorno, -) ora contrite e spinte fino alla ritrattazione politica di un passato patriottico. L'umiltà delle richieste e delle ritrattazioni emergeva sovente da uno stato d'indigenza, da una condizione spi* rituale d'ignoranza, che rendeva gli animi incerti, emotivi, facili alle decisioni avventate e agli improvvisi cedimenti, dai drammi familiari che seguivano l'ai* lontanamente da casa di un lavoratore e trovavano poi nelle donne e nei vecchi l'espressione impaurita ed accorata. - Se si conduce l'indagine su questi docu­menti con animo attento ed intuito psicologico, si entra così in una dimensione popolare, paesana, lutt'altro che eroica, ma a suo modo umanissima del Risorgi* mento, dove la scelta politica e patriottica ci si mostra naturalmente legata ad inquietudini giovanili, a spirito d'avventura, a disagi personali, familiari e nel lavoro, a risentimenti e tensioni tra parenti e vicini, per cui i rivali si contrapponevano attorno ai poli del bigottismo ostentato e del chiassoso anti­clericalismo da osteria, colorito col generoso richiamo di Garibaldi, lontano e mitico: ecco Filomena Cecchini di Vignanello implorare la grazia ed il ritorno per il marito che era andato volontario nella terza guerra d'indipendenza dopo aver ucciso Luigi Dobbici per rivalità di mestiere,3' cosa tutt'altro che rara nella rissosa società provinciale dell'ottocento; ecco il bracciante Federico Pan-tarelli di Castiglione in Teverina, che, dicendosi fuorviato dagli agitatori, sup­plica per il ritorno;11) ecco la violenta lite tra il caffettiere viterbese Vincenzo
varcati i confini, vivevano da spostati e vagabondi, finché non si costituivano o non cadevano nella rete della polizia pontificia. In generale, dichiaravano di volersi sta* bilire nel Lazio come civili e tuluni avanzavano la richiesta di arruolarsi nelle milizie papali, ma incontravano una rigorosa diffidenza e venivano recinsi. Nelle lettere dalle prigioni esprìmevano la loro amara delusione, rinnovando la richiesta di stabilirsi pa­cificamente nella zona (v., per esempio, la lettera dei pisani Vito Acconci e Luigi Spiritosi, rubrica 3, posizione 4324, busta 225). Le autorità pontificie sospettavano tra i disertori la presenza di elementi mazziniani, entrati nel Viterbese per tramare nuovi colpi di mano, ed in certi casi dovevano verosimilmente coglier nel vero, ma l'ampiezza del fenomeno oltrepassa sicuramente di molto questa motivazione insurrezionale e Tesarne delle dichiarazioni rese da quegli uomini, rozze, sprovvedute, protestatarie, dà veramente la sensazione della loro mancanza di ideali e di una grezza reazione ai sacrifici imposti dall'unità.
D fenomeno delle diserzioni affliggeva, d'altronde, anche l'esercito pontificio e, in tenne misura, perfino le file francesi.
l) Tali appaiono, per esempio, le richieste del conte Carlo Sari ni (posizione 986, busta 223) e dei principe Ruspoli (posizione 2248, busta 235), ai quali furono accordati soggiorni con certe condizioni lealmente osservate. Dignitosa pure la richie­sta di rimpatrio di una donna di Civita Castellana, Giuseppa Forali!, la quale, senza giudicare l'operato del marito, tale Fori, andato via al seguito del garibaldini, sepa­rava le sue responsabilità, dicendo che lo aveva Regnilo per dovere di raoglio e chie­dendo ora il permesso di tornare; le accordarono un soggiorno temporaneo, rico­noscendo in porte le sue ragioni.
SD V., per c8., le suppliche di Maria Antonia Spallatimi a Grotte di Castro (Polizia prov. di Viterbo, prot. ris., posizione 81, busta 213) e della moglie di Fran­cesco Neruccr a Bolseno (posizione 179, busta 213).
s) Conrane di Vignanello, prot. n. 217, busta 213.
4) La supplica, in data 15 giugno 1868, A contenuta nella busta 234,