Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
anno <1970>   pagina <254>
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Bruno Di Porto
Lucchetti, bestemmiatore e patriota, e la suocera Angela Rosa Celestini, papalina e ruffiana* con la rispettiva, moglie e figlia disperata tra i due fuochi. *)
Un altro caffettiere patriota era Del Bello, sempre di Viterbo, sopranno­minato Pio IX, che col calzolaio Valentino Condirci ed altri amici dagli strani soprannomi aveva affisso sui muri i manifesti nazionali e si trovava nella lista nera della polizia. ~) Patriottismo genuino e loquacità plebea coesi* stevano in questo fondo popolare della provincia, dove lo storico deve cercare di distinguerli come si sforzavano di fare i poliziotti pontifici, abituati a tro­varsi di fronte alle uscite amene del gergo paesano, che risolvevano in buffo­nate i loro sospetti: un oste di Montefiaseone, imprigionato per aver gridato Mannaggia il papa detti paolettì- adduceva che era un'espressione in uso tra la bassa gente del luogo per deridere uno strano tipo di contadino così sopran­nominato. Il bello è che, in soccorso del rustico oste, intervenne in un curiale latino il buon vicario di San Flaviano.3>
Tra anticlericalismo ed ubriachezza sussisteva un nesso che può interessare la storia alla luce della psicologia. Il vino scioglieva i freni inibitori di strati popolari soggetti alla rigida tutela clericale, contro la quale azzardavano solo la rozza arma dell'imprecazione, salvo a ritrattarla con innocente naturalezza quando i fumi fossero dileguati e le conseguenze penali li spaventassero: 11 ricorrente diceva Carlo Antonio Mauri di Farnese non è stato mai lib-berale, mai garibaldino, mai settario, e se il vino fu la causa di farlo sparlare (accidenti a Pio nono) senza volontà, perché deve essere così strapazzato senza giustizia e senza raggione? .4 '
Da quest'atmosfera plebea politicamente labile e primitiva, ci innalziamo al serio caso del patriota viterbese Pacifico Caprini, anch'egli collocabile tra i pentiti del 1868, con una sua crisi personale e politica, su cui ci si deve breve­mente soffermare. Il conte Caprini, appartenente ad una delle più nobili ed antiche famiglie viterbesi, legata ai Bonaparte e scesa assai per tempo sul ter­reno di lotta del Risorgimento, si era distinto nella prima guerra d'indipen­denza, battendosi tra i volontari laziali nel Veneto, e nella difesa della Repub­blica romana, particolarmente in un'azione a Ponte Milvio.5) Aveva poi svolto
*) Posizione 111, basta 212.
2) Delegazione apostolica di Viterbo, ispettorato politico, 21 novembre 1867, riservata, basta 213. Altri viterbesi compromessi nei moti garibaldini erano il calzo­laio Domenico Fantaguzzi, i pittori Giovacchino Bracci e Filippo Ventola, il carrettiere Salvatore Petrini, i curiali Giustino Giastini e Federico Tornassi, il medico Pattini, i bagarini Crescenzione Achilli, detto Sfregati, e Calisto Grippini, detto Picione. il gar­zone di macelleria Natale Bentivoglio (Delegazione apostolica, 25 novembre 1867, Ispettorato politico, ris baBta 213).
6) <Has teatimoniales literas exflagitatus ego infrascriptus vicarili* perpetua Sancii Flaviani Marlvrit* huiiis civitatia Monti Fallaci fidem facio atque testor Inan-nem Bianchi cauponcni in meo posacela iaimliu degentem, morali ehm vitae ratione pomhahita, omnibus fortonno bonis carere, omnemque oius rei familiaris prò venta m ex caoponne exercitio pendere, quo sublato, tota eius donni* gravissime in paupertate versetur necesse est,
Sebastianus Costantini Die nona aprili* 1867
*) Rubrica 18, posizione 932, basta 231.
c) L'episodio b del 13 maggio 1849: attuando un ordine di Garibaldi, il conte Caprini, allora sottotenente, col fratello Francesco ed altri commilitoni viterbesi e