Rassegna storica del Risorgimento
BONI CLORINDA
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1970
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Libri e periodici
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con la Spagna eternamente tuia rosa medesima (9 dicembre 1760). E questa medesimezza non attiene soltanto alle vicende costituzionali e diplomatiche, ma anzitutto* più significativamente (e funestamente), alle strutture sociali dei due paesi, checché ne vaneggi lo sciagurato Pi, il quale troppo lusinga l'ordine di mezzo il quale non conosce altra legge che il suo profitto (13 gennaio 1761).
Regalismo e su miri aliamo rimangono perciò le colonne della vecchia imposta zione riformistica a cui Tanueci si tiene tenacemente legato, ed alla quale il San Ni* randro oppone una politica che, se non può liquidarsi sommariamente quale contemplazione pura e semplice del sacrosanto magnati smo , se arieggia certe vecchie idee non trascurabili della tradizione aristocratica napoletana alla Tiberio Carata, è tuttavia anch'essa, appunto per questo, nettamente fuori tempo.
Sempre più si sperimenta impossibile lo stabilire il commercio per la mala fède della gente di mare, scrive Tanueci il 23 novembre 1761: e chiunque abbia pratica della pubblicistica intensissima in merito nel corso del viceregno austriaco vedrà con scoraggiamento, dopo tanti decenni e dopo i fulgori del riformismo carolino, ripeterai le giustificazioni moralistiche e falsamente sociologiche del fallimento di una politica che proprio nell'ostruzionismo miope dell'intellettualità anticuriale rinviene l'ostacolo più massiccio.
Mentre la divina misericordia ripete compuntamente questa intellettualità per bocca di Tanueci - - ci mantien fermi nel domma apostolico della chiesa antica, e nella morale cristiana, non solamente nulla può essa pretendere dai sovrani cattolici, ma ancor possono questi da essa pretendere molte riforme di cose pecuniarie e giurisdizionali .
Ed intanto rumoreggia hi violentissima carestia dell'anno successivo, questo sussulto brutale e tragico della società meridionale che denunzia aver la plebe di Napoli e anche la cittadinanza perduta la sofferenza ed essere molto vicina al furore (27 marzo 1764).
Conviene dunque ridurre in mano del re una parte considerabile dell'annona (26 giugno 1764), rimedio lungimirante, ma che Tanueci prospetta più in chiave politica antiborghese e antibaronale, che non come strumento efficiente e consapevole di politica economica. Non ammette - - scrive in. merito Tanueci in un brano bellissimo del capodanno 1765 a proposito di Giuseppe Pappacoda prìncipe di Centola* membro autorevole del consiglio di reggenza - - quella sovrana protezione colla quale convien tagliar corto, confutare l'oppressione, resistere alla prepotenza, andar senza rilegno d'inutili; formalità alla salute e bene dello stato e del popolo : e difficilmente si potrebbero meglio compendiare, come in questa pagina, luci ed ombre del riformismo settecentesco, non solamente borbonico, ora venuto davvero al paragone con lo spirito dell'Enciclopedia e della democrazia nascente. Li togati li comandano inaiate il 7 maggio, confermando quanto nella sua parte non peritura quel riformismo fosse stato alieno, se non addirittura estraneo, rispetto alla coaidetta rinascenza culturale e civile sublimata nel giannonismo - - perché sanno che nelle cause loro, dei loro parenti, dei loro dipendenti hanno li reggenti bisogno di contemplarli. Oh quanto mutate vedrebbe V. M. le cose se improvvisamente e invisibilmente potesse affacciarsi tu questa terra, e di quanto poca speranza sia di che si possa presto tornare al nervo della disciplina .
E fonte precipua del disordine e del turbamento, giova notarlo, continua ad essere* come aia ormai da un polo di secoli, quella smisurata metropoli partenopea che Cario divisava di annichilire politicamente con una soluzione di tipo versaglleae o con una serie di residenze regie in provincia, ina che invece continua a grandeggiare e a contrapporsi obiettivamente al resto del Mezzogiorno (18 maggio 1766)J una situazione abnorme che Tanueci, ragionando col re Ferdinando appena pervenuto all'età maggiore (16 giugno 1767) spiega persuasivamente con la fuga e l'urbanizza-zinne forzata delle inuma contadine dinanzi all'oppressione baronale* senza peraltro che contro tale oppressione si sappia suggerire altro rimedio che quello innocenti-