Rassegna storica del Risorgimento

BONI CLORINDA
anno <1970>   pagina <296>
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Libri e periodici
nolo che in questi ultimi unni in Italiu, a completamento degli scritti di Studiosi importanti come Zaghi, Ciampini, Cantimorì, Varranno, Cortese, De Felice ecc. si sono affiancati quelli del Centro Nazionale di studi napoleonici con sede all'Elba guidati dallo stesso Ciampini e dall'avv. Mario Bigotti (tali contri Luti sono apparsi sulla Rivista internazionale di studi napoleonici e negli atti di tre Congressi).
Il prof. Filippone molto a proposito ha colmato una lacuna nella storia di quegli anni agitati e fecondi* con un volume di gran mole, documentato in maniera scrupolosa ed ineccepibile. Si può dire che abbia detto una parola definitiva (sempre che in campo storico si possa parlare di scritti non suscettibili di revisione) e serena sulle relazioni tra la S. Sede e la Francia nel periodo immediatamente successivo a quello dell'invasione napoleonica. Le componenti storiche di quell'età non sono facilmente analizzabili perché molteplici sono le motivazioni, le sii unzioni, le strutture che sono state alla base dell'accordo diplomatico sottoscritto obi orto collo dalla Corte del Papa con i rappresentanti del potere ateo e post-rivoluzionario installato in Francia.
Si dovevano mettere in luce i disegni più o meno segreti di Bonaparte, i buoni uffici del rappresentante spagnolo a Roma de A zara (che tanta parte ebbero nella conclusione del negoziato), gli accorgimenti di Cacault agente generale di Francia a Genova, gli umori della popolazione degli Stati romani, le mire del Direttorio, ecc.
Tutte queste cose sono state delucidate dall'autore con acume e finezza, sempre sulla base di documenti hi grandissima parte inediti, che è indispensabile siano cono­sciuti da tutti gli storici di questo capitolo decisivo di storia d'Italia.
Lo Stato pontificio fu sorpreso com'è noto dalla ventata rivoluzionaria nel suo immobilismo cronico. Pio VI era un papa dalla personalità non spiccata, una figura tipica di quel secolo non solo illuministico ma anche lezioso e superficiale, un buon uomo che si vide contro gli nomini e le forze armate della nuova Francia come prima le misure dell'Austria giurisdizionalista di Giuseppe II. Non si può definire martire un sovrano vittima principalmente delle sue indecisioni e contraddizioni polìtiche; se mai lo si può chiamare sfortunato.
Il generale Bonaparte dopo la sua vittoriosa compagna d'Italia non dovette faticare troppo ad imporre degli armistizi onerosi ai sovrani di Piemonte, Parma e Modena, ma quando fu la volta di abboccarsi con Roma ebbe di fronte a sé dei problemi più complessi. In quegli Stati si trattava di salvaguardare degli interessi puramente militari, in quest'ultimo si toccavano anche questioni politico-religiose che riguardavano i piani di egemonia italiana. Era la prima volta da secoli che veni* vano minacciati direttamente gli Stati del Papa e bisognava da un Iato atterrire Pio VI onde costringerlo a trattare, dall'altro tranquillizzare i sentimenti cattolici di quelle popolazioni* 11 Direttorio aveva dato precise direttive che miravano soprattutto a trarre partito in campo finanziario e politico dalle circostanze; il futuro Imperatore aveva mire più acute. Egli voleva la pacificazione religiosa e raccordo, con il Papa (che avrebbe potuto condurre ad un modus vivendi della Chiesa in Italia e in Francia) e nello stesso tempo desiderava la graduale spoliazione del potere tempo­rale di quest'ultimo. Egli che non aveva esitato ad apparire come il capo di un esercito di sanculotti, mirava in realtà al superamento delle pregiudiziali ideologiche ed all'Instaurazione di una nuova legalità, quella borghese. I denari pagati dal Papa per evitare lo completa invasione e la sistematica spoliazione, sarebbero serviti per mantenere ed equipaggiare l'Armata, senza costituirò l'oggetto principale delle sue mire, II grande Corso avevo iniziato a tessere la tela che l'avrebbe portato allo sbocco trionfala dell'incoronazione ed in questo quadro la Chiesa ora utile. Furono iniziati a questo fine colloqui extra-diplomatici con circoli economici e finanziari romani e la missione a Milano dì de A za ni con Saliceti no fu la conseguenza. Si trattò su basi realistiche e con buona volontà i questo non dovette sfuggire nemmeno al Papa.
Le conclusioni delì'armistisiu non erano troppo, lievi por il Papa ma furono