Rassegna storica del Risorgimento

BONI CLORINDA
anno <1970>   pagina <297>
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Libri e periodici
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accettate ugualmente nella speranza di evitare cosi il peggio: il 23 giugno 1796 i convenne dalle due parti per il versamento di 15 milioni e mezzo in numerario e di S milioni in natura (già Bonaparte si era fatto dare a titolo di contribuzione di guerre una somma di 9 milioni in numerario e 4 milioni in natura: in totale il Papa dovette sborsare quindi, oltre 33 milioni). Altre clausole del raccordo prevedevano tra l'altro la consegna di opere d*arie ad una Commissione francese di e savants che sarebbe partita per Roma e la liberazione dei detenuti politici. Una prima rata di 5 milioni di lire francesi avrebbe dovuto essere pagata entro l'8 luglio e si fece fronte a tale necessità fondendo parte dell'argento erariale e spogliando cinese e conventi di un po' del loro arredamento prezioso.
Già in precedenza si era fatto appello con successo alla generosità dei patrizi e dei possidenti romani. Ma quale fu l'atteggiamento del popolo di fronte a tali accordi?
La plebe degli Stati pontifici, appena fu a conoscenza delle dure clausole armi* stiziali, sentendosi toccata nei suoi sentimenti e nella sua dignità ebbe un moto di rivolta che si estrinsecò nei famosi fatti di Lugo di Romagna ed in una specie di resistenza attiva permanente in Roma ai danni degli stranieri. Naturalmente il ceto dei proprietari non fu parco di incoraggiamenti e di aiuti, malgrado gli ordini con* trari delle autorità pontifìcie.
Bisogna riconoscere che in ogni caso la prepotenza senza limiti e gli intenti di rapina dimostrati in ogni occasione dai Francesi, parevano fatti apposta per favo* rire la collera popolare. Totalmente diverso era l'atteggiamento della popolazione delle cosidette Legazioni, che chiesero ed ottennero d'essere indipendenti da Roma e di costituire una Repubblica sotto la protezione della Francia.
Quest'ultima recitava infatti un duplice ruolo: di Stato invasore e di Stato liberatore. Frattanto Azara che nel suo ruolo di mediatore era stato sempre più vicino alle tesi francesi cominciava ad essere visto di malocchio nelle sfere ufficiali romane ed il moderato Segretario di Stato De Zelada si dimise, lasciando praticamente il potere nelle mani del Fiscale Segretario della Congregazione di Stato Barberi, uomo assai più intransigente e nemico dei Francesi. Pio VI nominò poi il nuovo Segretario di Stato nella persona del cardinale Busca amico del de Azara, che avrebbe dovuto farsi interprete di una linea più flessibile nei confronti del Direttorio e più decisa nei confronti delle pretese oltranziste della Corte di Napoli (che più volte aveva sollecitato Roma a iniziare una guerra contro Bonaparte). Quest'ultimo continuava a dare la priorità ai bisogni della sua armata e reclamava quattrini, animali, stoffe, poi* veri da sparo dalla Corte di Roma, senza preoccuparsi troppo delle necessità invocate dal Governo di Parigi. Il Cacatili che n'era l'interprete faticava non poco uel dare ordine a tali richieste e nel far sì che il card. Busca potesse soddisfarle tutte: spen­nare il pollo 6enza fargli male era un'impresa non facile dopo tutto!
Da parte francese si stava elaborando in questo momento il testo del trattato di pace da sottoporre al Papa ed il momento era delicato. Il plenipotenziario pontificio Calappi l'8 settembre si incontrò a Firenze per discutere con Azara, Garrau e Saliceti i 65 articoli già elaborati ; costui, ch'era il portavoce del partito degli e zelanti e godeva di simpatie generali nell'Urbe, si comportò abilmente nelle trattative iniziate il giorno seguente e tornò in sede 11 13 settembre. Il Sacro Collegio riunito, si trovò concorde nel respingere la bozza di trattato e molti tra cui il card. Albani auspicarono Oria guerra aperta con la Francia per la dignità della Sede Apostolica e per la sal­vezza della religione, da condursi con l'appoggio di Napoli e delle grandi Potenze coalizzate. Il Calappi poco dopo comunicò tale decisione negativa ai plenipotenziari francesi.
/Sta" la Francia ciò significava un'ottima occasione per eliminare lo Stato pon­tificio come già gli emigrati politici giacobini, tra cui il Ceraceli!, avevano chiesto ripetutamente. A questo punto si inserì Napoleone Bonaparto con il peso determinante delle sue legioni e fece pressioni sul moderato Busco per temperare le tendenze bellicose del Papa e di gran parte dei dignitari e popolani romani, inviando nella