Rassegna storica del Risorgimento
BONI CLORINDA
anno
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1970
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pagina
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302
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Libri e periodici
può tuttavia lasciate perplesso più di un lettore quanto all'impostazione generale cui è ispirata la scelta dei testi. Afferma il curatore nella premessa, che gli scritti presentati documentano, anche se prevalentemente al livello della elaborazione ideale e degli orientamenti programmatici, la storia della democrazia risorgimentale, la corrente politica che nel corso ilell'800 si contrappose al movimento moderato, contendendogli la direzione del processo conclusosi con la formazione dello Stato unitario italiano . Senonché, a ben vedere, la democrazia, risorgimentale risulta qui documentata in maniera piuttosto unilaterale, che solo in parte rende conto dèlia ricchezza di motivi e di impostazioni ideologiche espressi dalla corrente politica che nel corso dell'800 si contrappose al movimento moderato . Non si tratta qui, ovviamente, di lamentare l'omissione di questo o quell'autore, di questo o quello scritto. Ogni antologia è, e non può non essere, per sua stessa natura, più o meno incompleta, e sarebbe ingiusto, oltre che rutile, andare a caccia di singole lacune, o fare il broncio per determinati privilegiamenti ritenuti eccessivi. Nel caso della scelta, cosi viva e piena d'interesse, fatta da Della Potuta, è il criterio informatore stesso che si presta, mi pare, a qualche riserva. Se infatti il posto d'onore è riservato, come naturale, a Mazzini, con la metà circa dell'intero volume, per il resto la democrazia risorgimentale è vista e presentata, in grande prevalenza, attraverso uomini e scrittori di tendenza socialista o comunque fautori di programmi assai radicali sul piano dei rapporti economico-sociali. Se ci si dovesse fondare essenzialmente su questa antologia per una valutazione d'insieme della democrazia risorgimentale, si dovrebbe trarne la conclusione che al centro degli interessi e, diciamolo pure, della passione politica dei democratici italiani dell'Ottocento preunitario, sia stato non già il problema nazionale, ma quello sociale, non hi questione dell'indipendenza, dell'unità e della libertà politica del popolo italiano, bensì quella della proprietà e del riassetto dei rapporti economico-sociali. E francamente, non mi sembra che possa essere questa la via migliore per cogliere i tratti peculiari e qualificanti della fisionomia assunta in circa un mezzo secolo di lotte e di elaborazione teorica dal movimento democratico risorgimentale. E ciò anche a prescindere dalla questione, che pure ha una reità rilevanza, della genuinità e della serietà, come impegno politico effettivo e concreto, valido in sé e per sé e non come semplice e occasionale strumento di lotta ai fini nazionali, degli atteggiamenti socialisteggianti, o comunque radicalmente riformatori in campo economico-sociale, di non pochi democratici italiani. Persino di fronte ad un uomo come Carlo Pisacane, non si sfugge talora all'impressione che, al fondo di tutto, la rivo luzione sociale fosse vista in funzione della rivoluzione nazionale, e non viceversa.
Comunque sia, quel che sul piano storiografico resta, a mio avviso, fuor di dubbio, è che in concreto la funzione positiva svolta dai democratici durante il Risorgimento operò e diede i suoi frutti sul terreno politico, della rivoluzione nazionale, e non su quello del sovvertimento dei rapporti di produzione, insomma della rivoluzione sociale. E se è giusto documentare la storia di un movimento politico anche sulla base delle sue intenzioni e dei suoi programmi rimasti inattuati, o trasformatisi solo molto parzialmente in realtà, è anche vero che è piuttosto illegittimo relegare sullo sfondo quei suoi aspetti nei quali maggiormente si attuarono la sua vitalità e positività storica.
Gli autori scelti da Della Perula per la sua antologia sono, oltre a Mazzini, Luigi Angeloni, Carlo Bianco di Saint-Jorioz, Filippo Buonarroti, Gustavo Modena, Giuseppe Budini, Giuseppe Ricciardi, Filippo De Boni e Carlo Pisacane. Le note introduttive premesse agli scritti di ciascun autore sono un modello di accuratezza, sia nella parte .biografica, sia in quella bibliografica. Nel caso di due minori > come Gustavo Modena e Filippo De Boni queste note, che in realtà sono dei veri e propri saggi ecitici, rappresentano un contributo originale di cui è doveroso sottolineare l'importanza autonomo, Va naturalmente ricordato che Ferrari e Cattaneo sono già stati inclusi in altro volume della collana, della quale la presente ontologia di Della Feruta fa cosi degnamente parte.
ALBERTO AQUARONB