Rassegna storica del Risorgimento

BONI CLORINDA
anno <1970>   pagina <303>
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Libri e periodici
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S. .1. TS'OOJ-K, The hnlian Risorgimento; London, Longmans, 1969, in 8", pp. 324. S. p.
Il presente volumetto fa parte della collana Problems and Perspectives in History i>. diretta da Hugh F. Kearney, che si propone di offrire, al livello degli stadi universitari] gli strumenti per una prima, elementare presa di contatto con i grandi problemi della storiografia mondiale. (Altri titoli della collana stessa si riferiscono, tanto per fare qualche esempio, al Rinascimento, alle origini della rivoluzione scien­tifica, a Luigi XVI, all'Illuminismo, alle origini del parlamento inglese, al romantici­smo, al New Deal). II curatore di questa antologia sul Risorgimento italiano ha dovuto evidentemente attenersi ai criteri ispiratori dell'intera iniziativa, nonché al rispetto di lìmiti di spazio assai angusti, e di questi condizionamenti bisogna tener conto nel valutare la sua fatica. Anche tenuto conto di ciò, resta tuttavia il sospetto che si sarebbe potato fare di meglio nel presentare ad un pubblico inesperto gli aspetti salienti del Risorgimento e del dibattito storiografico imperniatosi BU di esso, e ciò specialmente da parte di un esperio e intelligente conoscitore della storia italiana moderna come il Woolf.
In un centinaio di pagine non molto fitte si trovano affastellati brani di una settantina di autori, preceduti da sommarie note introduttive. I brani, di per sé eccessivamente brevi, sono per di più quanto mai frammentari e non sempre coerenti: si tratta infatti, quasi senza eccezione, di singole frasi, estrapolate spesso da contesti assai poco omogenei. Si vedano, per esempio, le pagine dedicate a Vincenzo Gioberti: in una prima sezione, si trovano, in una trentina di righe complessive, sette passi tratti dalle pp. 4546, 79, 90 e 389 della prima edizione del Primato. In un'altra sezione, si susseguono in venti righe altri sette passi tratti dalle pp. 151, 161, 270, 314*15, 352 e 365 del Rinnovamento civile d'Italia (edizione del 1851). L'interpretazione di Gramsci è condensata in non più di una pagina, comprendente passi diversi de II Risorgimento (pp. 69-70, 81 e 150). Gramsci è preceduto da alcune frasi ricavate da Oggi in Spagna, domani in Italia, di Carlo Rosselli, delle quali non si capisce bene la rilevanza nel­l'economia generale dell'opera. La quale, non sarà inorile precisare, è suddivisa in due parti: la prima, intitolata The Risorgimento, dedicata ai protagonisti, da Genovesi a Minghetti a Pasquale Villari, passando attraverso Parini, Gioia, Ranza, Buonarroti, Mazzini, Cavour, Montanelli e molti altri ancora; la seconda, intitolata Historical tnterpretations, riservata invece alla storiografia, da Settembrini, attraverso Trevelyan, Omodeo, Labriola, Oriani, Salvemini, Volpe, Gobetti, Croce, ecc., fino ad Alexander Gerschenkron.
L'immagine del Risorgimento che risulta da tutto ciò è alquanto confusa. Né a chiarirla è sufficiente l'introduzione di Woolf, piuttosto vaga e nel complesso non molto pertinente, anche se non priva di osservazioni originali e interessanti. La Triplice Alleanza, comunque, è del 1882 e non del 1887, come affermalo a p. 13. È da rilevare, infine, che il nome di battesimo del compatriota e collega di Woolf, Denis Mack Smith, è costantemente storpiato in Dennis: nell'indice generale, nell'indice dei nomi, nel titolo della sezione a lui riservata e nella nota introduttiva a quest'ul­tima.
ALBBRTO AQUARONE
TERENZIO GRANDI, Gustavo Modena attore patriota (Domns mazziniana, Collana scien­tifica, 10); Pisa, Nistri-Lischi, 1968, in 8, pp. 275. L. 3.000.
Numerosi sono nel nostro Risorgimento gli uomini di teatro che hanno posto la loro attività al servizio dell'ideale nazionale e l'importanza della loro azione e suffi­cientemente dimostrata dall'attenzione con col gli uffici di censura e le polizie dei vari Stati italiani controllavano le rappresentazioni sceniche. Né tale cura può ritenersi in­giustificata: specie nel Lombardo-Veneto, l'entusiasmo suscitato dallo recite di talune opere (le tragedie dell'Alfieri ad esempio) spesso sfociava in aperte dimoBtrarioni con­tro il governo austriaco, né bisogna dimenticare l'importante attività di informazione e di collegamento che gli attori potevano svolgere grazie ai numerosi spostamenti cui