Rassegna storica del Risorgimento

BONI CLORINDA
anno <1970>   pagina <310>
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Libri e periodici
canea, l'Italia, costituita io Stato unitariol* e legata all'Inghilterra da complemen­tarità di interessi crono mi ri.
Anche in questa parte si coglie il senso delle dimensioni future con la ten­denza a guardar le cose ad un secolo di distanza, quando prospelta all'Inghilterra un ampio mercato italiano dai cinquanta ai sessanta milioni di consumatori. La previsione è solo parzialmente valida perche egli ancorava il futuro dell'Italia alla economia agricola, concepita nei termini idillico-umanisticì della vecchia diagnosi ottimistica, secondo cui v'era nello penisola un suolo naturalmente ricco con grandi promesse di prosperità.2) La rinuncia, in linea di massima, al deciso sviluppo indu­striale per l'Italia si connette ad una visione fÌEiocratica della priorità dell'agricol­tura. L'industria appariva a Musolìno come un gran rischio, riuscito bene alla straordinaria Inghilterra ma legato all'incognita fondamentale della sovrapproduzione e alla piaga del pauperismo.
Nell'analisi della società capitalistica, che trova posto in questa interessante opera, egli propugnava, quale correttivo delle crisi di sovrapproduzione, la perma­nente capacità di riconversione dall'economia industriale in quella agricola. La strut­tura portante di tale riconversione era il municipio unitario, tanto raccomandato allo Stato ebraico, il quale avrebbe dovuto educare (come in certa misura è riuscito a fare il kihbuz) una manodopera politecnica, disponibile per la rotazione nei diversi rami produttivi del suo apparato, e proporzionare elasticamente ogni suo settore alle possibilità di assorbimento del consumo, tenendosi sempre pronto a ripiegare nella semplificazione agraria dell'economia con l'impiego dei lavoratori nel suo piccolo ambito autosufficiente.
In conclusione, l'opera, composta in un momento critico del Risorgimento italiano, dopo lo slancio ed il fallimento del biennio 184849 e alla vigilia del gran lavoro cavouriano, ampliava l'orizzonte al complesso di importanti problemi mon­diali, caldeggiando tra le soluzioni predilette il Risorgimento ebraico.
Preparata come progetto da sottoporsi al governo britannico per il lancio di un'iniziativa nel suo secolo, ha assunto invece il valore di una profezia per il nostro.
La Gran Bretagna ha avuto effettivamente all'inizio, come egli prevedeva, una parte considerevole nello svolgimento dell'evento, ma, bilanciandosi ambiguamente tra sollecitazioni diverse, non lo ha assecondato nella sua pienezza o lo ha visto compiersi, con dispetto, in coincidenza col suo ritiro dal Medio oriente. La Turchia, sotto la cui autorità avvenne la prima ardua immigrazione ebraica, sparì dalla zona scontrandosi con l'Inghilterra, la presunta alleata, e si è ammodernata solo dopo il crollo dell'impero e l'alleggerimento a Stato nazionale.
Lo Stato ebraico è sorlo e combatte su un'area minore di quella immaginata ma con un'indipendenza ed uno slancio endogeno molto maggiore, al cospetto altrettanto stimolante quanto ostile del non previsto nazionalismo arabo, sostenuto dal previsto antisionismo russo.
L'immigrazione di massa degli ebrei è avvenuta dall'Europa orientale e dal mondo arabo anziché dall'occidente come voleva Musolino, ma ciò non ha impedito l'innesto, da lui previsto, di forti caratteristiche occidentali in un contesto orien­tale, che non mi sembra, come è parso al prof. Cessi, un'incrinatura nella costru­zione bensì appunto una previsione giusta.
Le differenze nel fatto non inficiano comunque il valore dell'intuizione storica dì Musolino, che nolo metaforicamente ho chiamato profezia.
*) Egli si dichiara sostenitore acerrimo del sistema unitario e contrario a quello federativo <p. 326) ma fu tuttavia antimazziniano, non risparmiando l'attacco al pa­triota genovese neppure in questo libro Ip. 343).
'-) Le valutazioni ottimistiche sull'economia italiana possono però anche spiegarsi con la ricerca della fiducia e dell'appoggio da parte dell'Inghilterra.