Rassegna storica del Risorgimento

BONI CLORINDA
anno <1970>   pagina <314>
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Libri e periodici
zionale, Croce non disdegnando la compagnia di nazionalisti e di cattòlici nel gran compito patriottico della ricostruzione nazionale. Il rapido esaurirei di queste espe­rienze, la morte di Cavour, l'avvento del fascismo, le resero irrepetibili ed esemplari, trasformandole per De Sanctis e Croce in una plenitudo temporutn assai superiore alla loro effettiva incisività e fecondità storica.
Ciò che importa sottolineare, per quanto concerne De Sanctis, è la sua persuasione (o pretesa) di non di scostarsi da una sostanziale coerenza interiore propugnando la soluzione plebiscitaria sabauda, che oggi appariva imposta da Cavour ma che era pur stata la formula originaria di Marsala (in tal senso, come intima adesione umana e civile, De Sanctis rimane sempre garibaldino ben più che cavouriano, purché, s'in­tende, per garibaldino non si pensi a democratico e tanto meno a rivoluzionario!). Quello stesso procedere innanzi a rivolgimenti radicalissimi nell'istruzione, notato acutamente dal Maturi e confermato e corroborato dall'A., attraverso immissione di uomini nuovi anziché nuova elaborazione legislativa, quella fede incondizionata nella capacità creativa e formativa dell'individuo, e del grande intellettuale in particolare, tutto ciò in De Sanctis è schiettamente romantico, e si distacca dalla prassi non solo di un Cavour ma anche dei progressisti che, come Battezzi e Depretis, nell'atmosfera cavouriana, in certo organicismo della società e paternalismo illuminato e propulsivo dello Stato, avevano ravvisato profonde consonanze di gusto e di stile. Questo accen-Unitissimo individualismo, del resto, è la spia più sicura dell'approdo confortante di De Sanctis ai lidi liberali da cui in sostanza ben di rado si era allontanato. Egli non solo non comprende il mondo religioso e ideale di Mazzini, come l'A, ricorda sulla base di una bellissima osservazione di Salvemini, ma non ne intende appieno nemmeno il mondo sociale, parla come ministro d'istruzione elementare e d'analfabetismo ma in realtà il suo Mezzogiorno non s'identifica con le campagne del brigantaggio e neppure con i ceti artigiani e proletari delle grosse città bensì sempre e soltanto col Pantheon universitario. Empirismo, comunque, quello del De Sanctis, contraddizione paraliz­zante tra l'esigenza dell'accentramento amministrativo e quella del decentramento di­dattico: ma queste non erano che le conseguenze inevitabili dell'adesione concreta a un sistema di governo di cui non si potevano condividere alcuni atteggiamenti emarginandone altri. Solo allorché questo sistema s'irrigidì da un lato nella gestione moderata pura e semplice del potere, e si sublimò dall'altro nelle lontananze del mito, De Sanctis potè elaborare una sua distinta tematica politica che apparve e fu profon­damente innovatrice come capacità d'intendimento critico e storico se non del tutto quale realizzazione politica.
La seconda parte del volume è occupata da un ampio lavoro sul problema regionale come espressione di una sfasatura di presupposti e di obiettivi tra le diverse tradizioni culturali politiche confluite sulla piattaforma della unificazione nazionale (assai opportuno il severo ridimensionamento del cosiddetto regionalismo di Min-ghetti, mentre la giustificazione di debolezza intrinseca per il fallimento dello Stato liberale nel suo tentativo di articolazione regionale è veramente la più benevola, ma anche la più difficilmente contestabile, che si possa trovare); dal noto e documenta-tissimo studio ani moti reazionari valdostani del 18S3 (particolarmente felici le anno­tazioni sulla funzione sociale dei parroci e sull'allarmante divergenza tra le due impostazioni parimenti pericolose della politicizzazione legislativa propugnata da Rat-tazzi e di una ostruzionistica indipendenza rivendicata dalla magistratura); da una puntuale ricostruzione del ruolo del problema del Trentino nel panorama generale delle aspirazioni nazionali dopo la proclamazione del regno (la ricerca dell'A. si salda a quelle recenti e robusto del Fornii, dell'Aqùarone, dello Scirocco, del Composto, a fornirci di questi anni un panorama dettagliato e movimentato dopo lunghissima trascuratezza: da rilevare la ben colta ispirazione schiettamente nazionale, e perciò intimamente unti-asburgica, della questione del Trentino, nonché le osservazioni, ormai pacificamente accolte da tutti gli studiosi, sulla guerra del 1866 come escamotage per