Rassegna storica del Risorgimento

BONI CLORINDA
anno <1970>   pagina <316>
immagine non disponibile

316
Libri e periodici
UCUCCÌONB RANIERI DI SORBELLO, Perugia della BelFEpoco', Perugia, Volumnia Edi* tri ce, 1960, in fi", pp. 60 X. L. 6.500.
Ben si sa che la storia della nazione italiana non è altro che una pluralità di storie particolari, nel cui complesso le dissonanze sembrano prevalere sulle conso­nanze. Pertanto, la storiografia italiana presenta una ricchezza ed una varietà cosi vasta di storie particolari - - regionali e cittadine da far pensare a tanti rivoli sparsi in una estesa ferace pianura, densa di lussureggianti vegetazioni.
Con l'Unità queste storie particolari confluiscono e si dissolvono nella storia generale dello Stato unitario, e quanto di esse riesce tuttavia a sopravvivere si trasfi­gura nella forma di una mera cronaca. Per questo Luigi Bonazzi, nel secolo scorso, nello scrivere la storia di Perugia che fra le tante storie cittadine del tempo è pur sempre una delle più brillanti e delle più valide, malgrado alcune mende deve arrestarsi all'Unità; e quando tenta di superare tale traguardo, da quel piano di nobiltà che aveva serbato in tutta l'opera scade nella, cronaca trita, talvolta tinta di pettegolezzo.
U giteci one Ranieri di Sorbello ha voluto oggi integrare l'opera del Bonazzi con una narrazione che prendendo le mosse dal momento più acuto e drammatico del Risorgimento perugino l'insurrezione del 14 giugno 1859, che si conclude con la tragedia del 20 giugno seguente (le stragi di Perugia) va oltre il limite dell'unifica rione nazionale, scende lungo tutto l'Ottocento e penetra nel Novecento, per arrestarsi infine alle soglie della Grande Guerra. All'inarca un cinquantennio di storia che in gran parte si colloca in quello spazio di tempo cui è stata assegnata, a torto o a ragione, la suggestiva denominazione di belle epoque. E il libro del Ranieri di Sorbello .s'inti­tola infatti Perugia della Bell'Epoca.
L'Autore stesso non ha in mente, si direbbe, di compiere opera di storiografo, ben sapendo che la materia della sua narrazione è la vita di una città che ba avuto, sì, un grande passato che le ha procurato titoli dì nobiltà, ma che ora dissolta nella più vasta realtà nazionale, non può essere nulla di più d'un centro di provincia. In effetti le fonti cui più sistematicamente ha attinto il Ranieri di Sorbello song -costi-; tirile dalla stampa locale, peraltro allora in vigorosa fioritura. Si aggiunge a ciò un'ab­bondante messe di ricordi familiari, aneddoti popolari, memorie particolari traman­date per iscritto o oralmente, che il nostro Autore ba ricercato! ìé raccolto con cura intelligente ed acuto discernimento, ed ha saputo porgere al lettore con quel garbo disinvolto, con quel gusto fine e quella parola fluente ed arguta, che erano tratti carat­teristici della sua amabile persona. Egli ha lavorato al suo libro per lunghi anni con quella passione che gli era dettata dal duplice amore del passato, che in quanto tale sembrava esercitare sul suo spirito un fascino costante, e della nativa Perugia, a cui rimase sempre legato da un vivissimo affetto filiale, che era nel medesimo tempo sentimentale ed estetico. Una cattiva sorte ha voluto che egli non potesse vedere il Successo che premiava la sua fatica, poiché la morte, repentina e prematura, lo ha strappato a quanti gli volevano bene, prima ancora che avesse completato gli ultimi capitoli, rimasti nelle sue cartelle in forma di schematici appunti, e così pubblicati.
In sostanza è dunque una particolareggiata narrazione cronachistica, condotta con sensibile partecipazione intima alla materia del discorso, che risulta pertanto vivace, colorito, qualche volta suggestivo. Vero è che talvolta il particolare diviene così minuto da apparire quasi futile, malgrado io sforzo che l'Autore compie per prestargli una consistenza. Comunque però è certo ohe anche in questa profluvie di elementi dì cronaca cittadina, sì vengono componendo, quasi per forza' spontanea, le linee di una vera e propria storia di costume: un ethos, che si traduce necessariamente in politica, in arte, in cultura, in socialità, e in tutte le altro attività dello spirito, perché è spirito esso stesso. Se dunque il Ranieri di Sorbello non sì è mosso su un piano propria mente storico, ha fatto d, tuttavia, che u quel piano giungesse il lettore stesso, spon­taneamente, nell'atto di ricevere la materia che egli gli porge.