Rassegna storica del Risorgimento

BONI CLORINDA
anno <1970>   pagina <321>
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Libri e periodici
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Riappare dunque entro i limiti volati ed essenziali il periodo decennale 1905-1915: riappare naturalmente coi suoi personaggi i quali, man mano, entrano in scena e portano i loro contributi di pensiero, di fede e di azione. Non pretendiamo di incontrarli tutti, né qui possiamo dare notizia di tutti quelli che l'A. ci presenta.
Uno dì essi dominò col sito esempio di cristiano, col suo candore, col suo con­vincimento che lo trasformava in apostolo: e cioè Eligio Cacciaguerra. E quasi in ogni pagina del libro si parla di Ini, od è proprio lui che paria. Gli sta vicino non sempre concorde ma ammirato Giuseppe Donati, forse il più acuto, il più dialettico, soggetto a discontinuità sia nel pensare che nelPoperare, vittima talvolta di incon­gruenze che dopo tutto finiva col riconoscere, spesso infervorato da mistico fervore. E vengono altri: Marco Ci ri ani, il solo che potè entrare in Parlamento, e non senza un particolare merito, quello del senso pratico; Mario Toninese che prima di Cacciaguerra aveva tenuto l'ufficio di segretario generale della Lega; e Giuseppe Foschini (altro segretario) e Giovanni Berlini, ambedue fra i più attivi e più vicini alla realti; e non vengono dimenticati Natale Rovina, Braussi, Stirati, e tanto meno Eugenio Vaina De Pava, il dalmata volontario di guerra, immolatosi sul Carso.
Molte omissioni qui dobbiamo fare non solo a proposito di personaggi, ma a proposito di circostanze e di considerazioni che il libro contiene. Dovremmo per esempio dare notizia di quanto concerne il primo Congresso Nazionale della Lega, e del Congresso tenuto a Imola: congressi animati che non erano soltanto assemblee, ma anche raduni di famiglia, perché il dibattito non era un dialogare papagallesco, né un argomentare pieno di sottintesi in quanto non esistevano i rappresentanti delle cosidette correnti, ma era un nobilissimo sentire ed era un fraterno discutere ed un ardito pensare, assai più maturo di quanto la giovinezza di quei partecipanti inducesse a credere.
Né prima di concludere possiamo dimenticare e l'A. ne dà adeguata e ragio­nata notizia Patteggiamento nelle idee e nei fatti che quei giovani ebbero (fatta eccezione per un gruppo che già faceva parte per se stesso) nella vigilia della grande guerra che essi, interventisti ed intervenuti, distinti dai nazionalisti anche se uniti, giudicarono come Patto finale del Risorgimento italiano. Una vera giovinezza nell'età e nell'anima.
Ma giovane è anche PA. di questo libro che - - diciamolo - - ci ha confortato. Che sia giovane ce lo dice una nota editoriale che abbiamo letto nella copertina.
Notizia che consola, e lo ripetiamo. Non è detto che il mondo lontano della nostra giovinezza, di coloro che per una fede religiosa e patriottica combatterono senza calcolo, generosamente (e troppi ne morirono), fosse un mondo di acchiappa­nuvoli. E così non è detto che il mondo giovanile di oggi sia tutto e soltanto queUo dei distruttori indiscriminati ed indisturbati, di coloro che sanno soltanto irridere su tutto ciò che rappresenta il passato, e che non conoscono nemmeno il presente, e meno ancora il loro stesso squallore intellettuale e morale.
PIERO Z AMA
FERDINANDO CORDOVA, Ardili a Legionari Dannunxiuni Padova, Marsilio, 1969, in 8", pp. 246. L. 3.000.
È uno studio condotto con molta cura BU documenti archivistici e sulla stampa dell'epoca, che riguarda le vicende degli Arditi e dei Legionari Dannunziani dalla loro formazione fino all'ultima crisi; ed è uno studio seientificamentu pregevole se si ammette che la storia deve essere un anelito ed una ricerca della veliti, resa a sua volta manifesta con parola misurata a serena.
Le pagine che li giovane A. ci offre, e che gli editori Marsilio hanno debitamente