Rassegna storica del Risorgimento

BONI CLORINDA
anno <1970>   pagina <323>
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Libri e periodici
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vittoria, coi gli Àrditi vantavano di avere portato il decisivo contributo e che i Le­gionari ritenevano di rivendicare nel suo pieno valore.
L'À. superando le difficoltà di chi vnol seguirò il filo di una intricata matassa ha condotto e concluso con tutta la possibile chiarezza il racconto di oltre un triennio e di tre diverse famiglie: Arditi, Legionari e Fascisti; e nel limite del possibile ha lasciato la parola ai documenti.
Per essi risentiamo come bruciava sulla gioventù il sole di quei giorni, e come fosse penoso e violento quel loro andare. Sì, violento, ma d'una violenza passibile di qualche giustificazione.
Del pari quei documenti ci fanno sentire quasi fossimo in ascolto il parlare di uomini come D'Annunzio e Mussolini, e di Marinelli, e di altri i quali vengono definiti apertamente, da Marinetti medesimo, come infiammatori della gioventù .
A proposito di personaggi di questo tempo di guerra e del dopo-guerra ci sembra doveroso rilevare che le pagine di questo libro, dalla prima all'ultima, sono ricche dì apporti biografici che riguardano e in abbondanza non solo i personaggi che abbiamo ricordato, ma anche molti altri che ebbero un certo peso nella vita della nazione, a cominciare dal capitano Ferruccio Vecchi (tanto discusso e poi espulso dai Fasci nel marzo del 1921) a Mario Carli (il fondatore dell'Associazione Arditi d'Italia ), da Alceste de Ambris (pseudonimo Luciano d'Ariella) a Piero Bolzon (direttore de L'Ardito , nobilissima figura di soldato e di cittadino), da Edmondo RoBsoni a Zavattaro, ad Enrico Rocca, a Giuseppe Bottai, a Cesare Rossi, a Edmondo Mazzuccato, al colonnello Pavone, a Giuseppe Pizzi nini, alla Medaglia d'Oro Ulisse Igliori, ed a cento altri.
Di singolare interesse sono le pagine del libro anche per la storia del sindaca* lismo, specialmente nell'ultima parte dell'opera, e cioè da p. 160 in avanti, dove è il­lustrata e documentata la lunga contesa intorno a quella che D'Annunzio in una lettera a Mussolini del maggio 1923 defini la questione marinara. Insieme col ca­pitano Giuseppe Gralretti che rappresentava appunto la gente di mare essendo segretario della Confederazione Corporazioni Sindacali e operante in nome di Musso­lini, vengono alla ribalta i due che sono i protagonisti di quei giorni e si scambiano lettere (di cui viene dato saggio), e cioè D'Annunzio e Mussolini; e non manca natu­ralmente l'Ammiraglio Medaglia d'oro Costanzo Ciano, né i Parodi ed i Costi li eli ed altri armatori, né il comandante Rizzo, né altri.
Notevoli anche gli accenni alla stampa, ai settimanali che rappresentavano interessi e programmi politici non sempre ligi a chi già aveva afferrato il potere: tuttora il partito repubblicano ed il socialista non avevano rinunciato alla parola libera e battagliera.
L'Autore ha raccolto in Appendice discorsi, appelli, manifesti, proposte, program­mi e statuii e regolamenti che si aggiungono alla ricca documentazione inserita ed elaborata nel testo; e di molto pregio sono le note che accompagnano le quattro parti dell'opera.
PIERO ZAMA