Rassegna storica del Risorgimento
BONI CLORINDA
anno
<
1970
>
pagina
<
336
>
336
Vita dell'Istituto
anche nella sua prima giovinezza; differente ne fu l'apprezzamento del pensiero e dell'opera. In particolare il dott. Lugetti lo rievocò negli anni della giovinezza trascorsi in Livorno, mettendo l'accento sul suo sentimento religioso, sempre presente in lui, anche mando meno fu appariscente; l'avv. Morando lo definì come un Giosuè senza retorica mettendone in risalto, oltreché la sua tenerezza per la madre, le qualità veramente mirabili di dicitore e di conferenziere, di acuto commentatore di Dante, ma anche, nella prima giovinezza, la vita mondana, e i suoi successi femminili; come, negli ultimi anni di vita, la piena conciliabilità, nel suo spirito, della sua profonda fede religiosa col suo ardente patriottismo. Lo scrittore Marchi disse che rileggendo ora, a 50 anni di distanza, ciò che il Boi-si scrisse, vi si scorge un modo di professare il cristianesimo in funzione particolaristica se non addirittura nazionalistica ; fa meraviglia egli disse che il Borsi non vedesse il Cristo di tutti i combattenti, dei peccatori, delle meretrici, dei bianchi, dei neri. Borsi fu un figlio del suo tempo, in contrasto con Benedetto XV, invocante la cessazione dell'* Inorile strage . Concluse però che la figura morale del Borsi ri man pur sempre nobilissima. Il senatore Bargellini infine particolarmente festeggiato ed applaudito dal pub* blico riconobbe che da un nomo pur di grande ingegno e di grande cultura, ma morto a 27 anni, non ci si poteva certo attendere un qualche capolavoro letterario; non negò qualche venatura di retorica da cui allora eravamo intrisi nell'opera sua; ed in cortese polemica col Marchi, molto felicemente puntualizzò la volontà di sacrificio del Borsi: nella concezione di lui la sacralità della guerra doveva e deve intendersi nel senso di un sacrificio che tutti dobbiamo accogliere perché della guerra tutti siamo più o meno responsabili... Borsi andò in guerra non per uccidere, ma per essere ucciso. Io, egli disse, non amo la guerra ; la detesto, anzi vorrei che non ci fosse; ma una guerra è un flagello inevitabile che deriva dalla cattiveria degli nomini; se tutti gli nomini e, non meno di loro, le donne fossero buoni, fossero veramente cristiani, le guerre non ci sarebbero . Oltre due ore durò l'interessantissimo dibattito, coronato alla fine da vivissimi e unanimi applausi.
Il 30 aprile u.s., per iniziativa di questo Comitato e con l'adesione della Dante Alighieri , nel salone della Cassa di Risparmio (g.c.) gremita di uno scelto pubblico, fra cui le maggiori autorità cittadine a cominciar dal Prefetto, premesse brevi parole di saluto e di ringraziamento del Presidente del Comitato e dopo una succosa introduzione dell "a w. Paolo Sacripanti, Presidente della Dante e Provveditore agli Studi, l'aw. Dante Riwi di Firenze tenne una conferenza su Dante ed i suoi giudici . L'oratore, rievocando con profonda cultura ed acume storico-giuridico i processi subiti dal Poeta nel 1302 e nel 1315 ne dimostrò tutta la iniquità, la violazione di ogni norma di diritto, il fondamento e il movente di private, faziose vendette di pane. L'oratore concluse, applaudìtissimo, mettendo in rilievo che oggi in quello che fu il sogno di impero universale di Dante deve vedersi la prima e più alta forma di organizzazione mondiale che è la massima aspirazione dei tempi nostri.
Nella ricorrenza del 121* anniversario della difesa di Livorno (11 maggio) cortesemente invitato, il presidente del Comitato ha presenziato col Sindaco, l'Assessore alla P.L e altre autorità cittadine all'apposizione di una corono di alloro al busto di Enrico Bartelloni e alla lapide che in Piazza S. Marco ricorda Teorica difesa della Città contro gli Austriaci.
*
MANTOVA. Il presidente del Comitato, aw. Emilio Farlo, ha parlato il 9 maggio ii3. all'Ateneo Veneto, a Venezia, mi Paolo Parlo, medico di Tommaseo e patriota della resistenza veneziana del 1849 .