Rassegna storica del Risorgimento
IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno
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1970
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pagina
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350
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350 Giorgio Negrelli
potrà allora essere costituito anche da queste pagine, che si propongono di seguire nel suo sviluppo, e nel suo significato ideologico, quel concetto di autonomia , al quale, secondo modi ed in momenti diversi, s'è ispirata l'azione dei ceti dirigenti triestini, a volte alimentando ed a volte assorbendo, a volte recependo e successivamente manipolando i contenuti della mentalità popolare.
Non c'è mai stata a Trieste, tuttavia, un'esplicita esposizione dell'idea autonomistica, non una compiuta teorizzazione in chiave di pensiero politico; l'idea può dunque esser colta solo nel suo realizzarsi in programma, può essere colta nelle azioni, nelle direttive, nelle scelte via via operate dai ceti dirigenti, nelle giustificazioni addotte: tutt'al più, può esser colta in quella rimeditazione delle vicende politiche che è operata dagli storici, ed è quanto ho, in parte, cercato di fare altrove. x*
Una storia dell'idea autonomistica può farsi allora soltanto ripercorrendo velocemente la storia stessa di Trieste, non solo e non tanto sulla base di nuovi documenti o di sorprendenti testimonianze, ma pure disponendo dello stesso materiale tradizionale: cercando, però, di trarre da quelle narrazioni, dal succedersi delle azioni, degli avvenimenti, le conseguenze che l'interpretazione tradizionale e tradizionalista non ha potuto, o voluto, trarre; cercando di operare quei collegamenti, quei riferimenti con l'ambiente storico circostante che permettano di chiarire posizioni ed atteggiamenti altrimenti incomprensibili o, peggio, capaci di assumere significati diversi, falsificanti la realtà. Ne deriverà, in definitiva, la proposta di una rilettura , di una reinterpretazione di gran parte della storia triestina: un tentativo, dunque, di riaprire una discussione, sollecitando un contributo di critica, di approfondimento.
Con la precisa consapevolezza di non poter pretendere qui di penetrare in tutti gli intimi processi, le interne contraddizioni che segnarono lo sviluppo della storia triestina, si tratta pertanto di cogliere e di separare nei suoi aspetti diversi e talora contrastanti quel continuum storico che tutta la percorse offrendo l'occasione per una deviente rappresentazione della realtà, per l'elaborazione di un mito che agi come forza ora frenante, ora attivamente creativa nella vita della città: quello della sua autonomia. Non l'unico dei miti di Trieste, ma certo uno dei più resistenti: non il solo ereditato ed imposto dalle sue classi dirigenti, ma certo tra quelli che più felicemente si combinarono con la diffusa mentalità popolare. Non esclusivo, ma certo elemento centrale nell'ideologia della classe dirigente triestina del periodo asburgico. Lasciamo pure da parte, in questa ricostruzione, la preistoria di Trieste, il periodo romano, quello bizantino, per seguirla rapidamente nel suo troppo lungo Medioevo .
i) Cfr. il mio Comune e Impero negli storici della Trieste asburgica, Milano, 1968.