Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <352>
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Giorgio NegrelU
una piccola città che sembra così trovare il modo per riprendere la sua vita comunale.
I Patrizi sono i veri padroni di Trieste: assorbono, col tempo, anche quelle cariche minori che tradizionalmente erano concesse alla plebe. Tra terriero, mercantesco e militare, il Patriziato non è un ordine interamente chiuso, aggregazioni avvengono, talvolta: ma essere o divenire Patrizio è necessario per poter esercitare una parte di potere nella città. Non ha un loro privilegiato tutti sono ugualmente cittadini ma ha nelle sue mani l'amministrazione della giustizia civile e penale, ha il potere locale ed alimenta il suo tornaconto: in ogni aspetto della vita cittadina il Patriziato prevale; esercita un diritto di patronato sulla plebe che, in cam­bio della protezione, è disposta ad ogni sorta di sacrificio. Non c'è così un - effettivo sviluppo di organizzazioni intermedie, di corporazioni d'arti e mestieri o simili: la plebe vive all'ombra del Patriziato.
Assaporato il piacere di un'autonomia che è quasi indipendenza, c'è chi, tra i Patrizi, ne vuole ancora di più: 1 ' il Comune agisce in nome pro­prio, non in quello dell'Austria, unendo per infastidire il Leone veneziano, toccato direttamente dai triestini nei suoi commerci, e la città è pressoché distrutta dalla Dominante.
A ben vedere, sembra proprio che ogni età abbia le sue esigenze e le sue istituzioni: non c'è forse più posto per le 'belle indipendenze comunali nella seconda metà del XV secolo! Trieste è stremata dalla miseria e dalle continue vessazioni dei veneti; ci sono molti allora, tra gli stessi Patrizi, a preferire una maggiore sicurezza all'orgogliosa autonomia municipale. Il gruppo dirigente (e non è certo la prima volta) si spezza: si tratta pur sempre di un numero ristretto di grandi famiglie, proprietarie dei più grossi possedimenti terrieri, ma intimamente divise da quelle private rivalità che nascono dall'esiguità del territorio e dal reciproco sospetto di mire ten­denti all'esercizio personale del potere. È perciò proprio l'istituto comu­nale, quello che può garantire all'uno o all'altro il predominio politico-pa­trimoniale sulla città, a venir contestato: fioccano le condanne, i bandi, le accuse di tradimento o di sentimento filoveneziano , il che a Trieste è lo stesso.
l) Approfittando della situazione d'insicurezza derivante dolio sgretolamento del vicino Stato aijuìluiese. dal 1411 al 1426 un ristretto collegio di Patrizi (la Riiilìa) assume i pieni poteri e domina In citta ponendosi come organo indipendente da ogni ultra autorità (va ricordalo che nel 1421 furono riformati gli Statuti municipali; cfr. l'edi­zione curata da M. DE SZOMIMTHKI.Y, Statuti di Trieste del Ii21, in Archeografo Trie-stino, Trieste, 19351. Anche dopo la Stalla, odi e fazioni dividono la città che, tuttavia, accentua la sua spinta autonomistica ottenendo in appalto dal Sovrano la Vivcdomi* nana (la Ricevitoria generale del Principe) e, per cinque anni, lo stesso ufficio del Capitanato.