Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <353>
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Dal municipalismo all'irredentismo
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Si guarda infatti, anche a Venezia, ina non è questo l'obiettivo con­diviso dalla maggioranza dei cittadini banditi e da tanti altri rimasti: il disegno prevalente è di unire più saldamente Trieste all'Austria, all'Im­peratore. Un partito imperiale , contrapposto a quello a autonomista , sorge cosi nella città che, intorno al 1468 è sconvolta da gravi disordini,i) sedati alla fine con l'intervento dello stesso Federico III. È l'Imperatore, dunque, a fare il punto della situazione ed a sancire, con la costruzione della Fortezza quale stabile sede del Capitano, la definitiva caduta della larga autonomia triestina.
La città vien governata con decreti sovrani, sulla giurisprudenza sta­tutaria viene innestata quella imperiale, scompaiono gli istituti autonomi­stici, il posto dei Patrizi è preso da funzionari stabili (spesso carniolini) ... occorrono più di vent'anni perché, gradatamente, ritorni l'antica forma di amministrazione, con il Consiglio e le magistrature statutarie: ma non ritorna la passata autonomia; ormai decisamente legata, anche attraverso l'ufficio del Capitano, al Governo centrale, Trieste non opera più da sé le proprie scelte; persa l'autonomia, le vien restituita soltanto per usare una felice espressione del Kandler un' autopolitia municipale ; ini­zia cosi una nuova fase della sua storia.
Più saldamente unita alla Casa austriaca, in un momento in cui, già con Federico III e più con Massimiliano I, l'Impero sta compiendo un grande sforzo di assestamento istituzionale e politico, Trieste sembrerebbe destinata ad assumere un ruolo di primaria importanza.
Venezia è bloccata ora dai Turchi, ora dalle potenze europee, ora dagli uni e dalle altre: la Lega di Cambrai ha inferto un grave colpo alla Repub­blica: già Giulio II ha sollevato una prima volta, nel proprio interesse, la questione della libera navigazione nell'Adriatico e può ben presentarsi efficacemente al suo fianco lo stesso Imperatore che si è attestato ormai pure nel Friuli. L'epoca sembra, dunque, poter concedere ai triestini molto di più che qualche piccolo a privilegio sui dazi, sui transiti delle merca-
*) Cfr. tuia vivace descrizione degli avvenimenti in P. KANDI.GR, Storia del Con­siglio dei Patrizi di Trieste, Trieste, 1858, pp. 53-72. Ne fa una ricostruzione interes-Mate F. CI'SIN. Venti secoli di bora sul Carso e sul Golfo, Trieste, 1952, pp. 361-375. 0i basti ricordare che quando gli imperiali, appoggiati dal Capitano, prendono il potere, ni accingono a mutare la forma del reggimento: ne viene allora un atto di completa rinuncia ad ogni autonomia di fronte al Principe; il Consiglio dei Patrizi quasi abdica a favore del Capitano e nuovi poteri vengono attribuiti all'universalità dei cittadini. Se, però, la moBsa è demagogio8 è mal calcolata perche la plebe, abitnata al vecchio regime statutario ed a dipendere interamente dal proprio Patriziato, si lega a questo e Pappoggi nella sanguinosa riconquista del potere: nel Consiglio, subito ricomposto, essa vuole tuttavia il suo e vi entra con 60 suoi rappresentanti (che si patrìzializxaiio ben presto). La situazione, B'C detto, non dura e le vicende si sue* cedono alterne per quasi tutto il 1469.