Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <354>
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354 Giorgio Negrelli
ture nel retroterra: la politica imperiale si affaccia sull'Adriatico e Trieste si trova sulla sua via.x)
II panorama generale è mutato e Trieste potrebbe trarne grande giova­mento; c'è chi se ne accorge, spingendo il Comune verso un radicale rin­novamento della sua economia: è questi uno stretto collaboratore dello stesso Massimiliano, il vescovo della città Pietro Bonomo.-' Egli sottolinea l'importanza strategica ed economica della posizione di Trieste ed, in visto di uno sviluppo commerciale marittimo, appoggia anche il successivo dise­gno di Carlo V che mira a sottoporre la città alla corona spagnola ...n> Ma la cosa non riesce; nel 1521 a Worms vien riaffermata la preminenza di S. Marco sull'Adriatico e, nella spartizione dei domini imperiali che segue di lì a poco, Carlo cede al fratello Ferdinando, con gli Stati ereditari austriaci, anche Trieste: le lotte contro i Turchi ed i riformati, intanto, allontanano dal mare la politica austriaca.
Quella che forse poteva essere una grande occasione per Trieste viene dunque a cadere: ma non tutti i Patrizi se ne dispiacciono. Il Comune si accontenta di raccogliere le briciole che l'azione politica del Bonomo ha lasciato sulla via: i piccoli ce privilegi economici; quanto basta cioè ad appagare buona parte del Patriziato, il quale torna ad avere di mira l'an­gusto panorama di un'economia che, fondata ancora sulla proprietà terriera
1) La sfera del commercio, in realtà, già si allarga: passano per il piccolo porto legnami e ferri lavorati che, dal retroterra, cercano la via della Romagna e, da qui, provengono sete e ricchi panni... sì naviga fino a Patrasso, si mercanteggia con i Turchi. Gli stessi proprietari terrieri si fanno padroni di barche e, assieme ad un embrionale nuovo ceto borghese di provenienza tedesca o slava, cercano maggior fortuna econo­mica e politica appoggiandosi al Sovrano nel tentativo di estendere i loro commerci.
2) P. Bonomo (1458-1546), figlio di uno dei capi della fazione imperiale del 1468, rinomato umanista, fu Cancelliere di Federico HI; poi intimo di Massimiliano I, ano fiduciario in delicati rapporti diplomatici. Gran Cancelliere e Capo del Consiglio Aulico. Negli ultimi anni sembra (cfr. F. Cusw, op. cit., pp. 430-35) non fosse insen­sibile alle sollecitazioni della Riforma tanto da influenzare la formazione dello stesso Primo Trubar, il Lutero sloveno . È il Bonomo che nell'aprile 1518, alla vigilia di un periodo di buoni rapporti tra Venezia e l'Impero, si fa latore di un Memoriale al-Plmperatore dove ricorda che, nella guerra culminata con la Lega, la breve occupa­zione veneta di Trieste aveva recato in mano al nemico un'intera provincia e rhe biso­gnava perciò fortificare la città perché e Civita* tergestina potest dici unum antemurale ad arovinciam Carnioliae, Trieste, però, non doveva essere protetta solo perché punto strategico, naturale difesa dei territori imperiali, ma pure <propter portimi, qui portui est in situi maria adriatici, 9X QUO continue navigo tur Venetins, Ravennani, Marrhium A nchoni tanniti, Abrutium et A pulitini regni Ntntpolitimi per mercatores; bùte inde pò test dici tieni ni empori ti m ('.arsine, Carnioliae, Stiriae et A astrine* (eh*, il doc. cit. in P. KANni.nn, op. rtL, pp, 8346).
*ì Su suo consiglio, infittii. il Comune invia nel 1518 e nel 1519 gli oratori Pietro Giuliani e Antonio Leo la Curio (cfr. docc. in P. KANIH.KK, Per la esaltazione del Consiglieri! municipale Giuseppe Morpurgo Caviti, Trieste, 1861) por sostenere l'utilità del porto di Trieste nei rapporti commercial! tra le sue Provincie austriache ed i suoi Reami di Nupoli e Sicilia.