Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <357>
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Dal municipalismo all'irredentismo
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La fine della guerra dei Trenfanni permette all'Imperatore un nuovo interessamento per i problemi dei traffici e della navigazione: una piccola ripresa del mercato triestino accompagna nel 1660 la visita di Leopoldo I alla città. I Patrizi non si lasciano sfuggire l'occasione per avere dalla sua viva voce la conferma dei privilegi e delle norme statutarie che li assicu­rano al governo locale: la conferma viene, con parole che suonano quasi giuramento.l) Il Consiglio è pago ed innalza all'Imperatore un monu­mento; l'epigrafe rammenta IV autorità da cui proviene quel segno d'omaggio: e Senatus Populusque Tergestinus .
Trieste ha dunque l'impressione di vivere ancora in perfetta ce auto­nomia : da almeno un secolo, d'altra parte, l'Imperatore, impegnato in tutt'altre cose, si è disinteressato delle sorti di quel suo lembo di terra sul­l'Adriatico. H suo stabile rappresentante a Trieste, più che tramite col Governo centrale, è divenuto ormai una potestà locale, priva per altro di quel potere economico che fa capo al Patriziato.
Ridotti, perciò, i rapporti più evidenti con il Sovrano alla riconferma dei secolari ce privilegi , si fa strada nel sentimento comune una visione tutta particolare della posizione della città di fronte all'Impero; una visione che, innestandosi sul tronco della tradizione, vuole riallacciarsi nell'ap­parente continuità di una concezione politica ad un antico spirito d'indi­pendenza, ma che da corpo soltanto ad un vuoto e tronfio municipalismo: il mito opera attivamente nella mentalità popolare, che sogna grandezze mai avute, ed informa di sé la stagnante vita cittadina, più propria al mondo medioevale che a quello in cui stancamente si trascina.
Alla fine del secolo quella società decrepita si erige il proprio cenotafio: pubblica la sua Historia, la storia che crede di aver vissuto. È il prodotto tipico di quel mondo; piace ai Patrizi e piace al popolo: dal popolo infatti proviene il suo autore, quell'Ireneo della Croce, frate carmelitano, che nella sua pomposa, ma ingenua ignoranza è l'immagine più fedele della povertà spirituale dell'epoca. 2)
Ireneo non ha forza creativa, consistenza di pensiero; ma, raccoglitore tanto entusiasta quanto sprovveduto di favole e di documenti, di cronache e di leggende, è testimonianza ed espressione della mentalità diffusa, che vede la storia e la politica attraverso la lente del mito.
penale. Ma a Trieste tuua la popolazione sostiene il Cornane che protesta contro la lesione- dei propri diritti in materia di annona, di giurisdizione civile, di istruzione... nel 1633 c'è una vera sollevazione popolare quando cercano d'introdurre in franchigia due botti di vino. Alla 6 ne, si fanno anch'essi proprietari terrieri e pian piano parte* ripario del particolarismo conservatore di ocello solerotizzata economia)
1) Cfr. P. KANDLER, Storia del Consiglio dei Patrizi, rìt., p. 109.
2) Sol p. Ireneo dello Croce e sul significato della sua opera, rimando ancora al mio Comune- e Impero negli storici della Trieste asburgica, cit., pp. 13-65.