Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <358>
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358 Giorgio Negrelli
Trieste appare allora una a Repubblica che, sia nel suo antico rap­porto con Roma che in quello attuale con la Casa d'Austria, ha sempre mantenuto la propria libertà : la stirpe e romana del suo Patriziato si fa garante di tale continuità d'assetto politico anche là dove mancano i documenti per provarlo, in una visione delT Impero che congiunge ed unifica quello di Roma e quello degli Asburgo ... La ce dedizione a del 1382 diventa un atto spontaneo, compiuto da due soggetti di diritto che si pre­sentano su di un piano di parità: è Patto con cui una libera repubblica si offre alla protezione e tutela dell'Imperatore, legandosi a lui, ce pa­drone del mondo , in quel vincolo di obbedienza a cui tutti, anche i si­gnori assoluti , quelli che pur non riconoscono altro superiore negli Stati, loro , sono tuttavia legati. Ciò che Trieste deve all'Imperatore è, pertanto, una non meglio precisata fedeltà : è il Sovrano, invece, quello che ha maggiori doveri, perché deve agire con prudenza,, con fine sensi­bilità politica per conservare a se stesso tale fedeltà , e deve governare con dolcezza e clemenza, circondando la città di benefici, accordandole una con­tinua protezione economica e militare, tutelandone l'autonomia e garan­tendone il benessere materiale. Tutto preso da argomenti di questo tipo, Ireneo non presta alcuna attenzione ai rapporti interni tra i ceti: la comunità ci si presenta dunque come omogenea, unitari appaiono i suoi interessi eco­nomici e politici, suo fine sembra la difesa dell'economia tradizionale da qualsiasi innesto esterno, sua massima aspirazione la conservazione del regime privilegiato della sua esistenza economica e politica, fondato ab origine su di un rapporto diretto con l'Imperatore che, con Patto del 1382, si configura secondo un preciso profilo privatistico.
Tutto qui: è questa la mentalità con cui Trieste si affaccia al secolo nuovo, povera di ricchezze e di idee, piccolo centro urbano che non rag­giunge nemmeno i quattromila abitanti. All'Imperatore che vede liberata la capitale dal pericolo Turco, i ceti dirigenti triestini si rivòlgono per vedere liberata la propria città dagli ebrei, pericolo alla loro egemonia economica: un ghetto protegge allora, ancora una volta, la supremazia patrizia.3)
Ma un tale stato di cose è destinato, ormai, a non durare a lungo. All'Impero che, cacciati i Turchi, sta rapidamente riprendendo il suo ruolo centrale nella politica europea, la lenta ma inarrestabile decadenza vene­ziana ha aperto finalmente la via del mare: affermata nel 1717 la libertà di transito sull'Adriatico, anche l'Austria, ultima tra le grandi potenze, abbraccia il mercantilismo.
1) Sull'incidenza della comunità ebraica nella vita economica i ri UH tini di questo periodo, cfr. L. DB ANTONKJ.MS MAIITINI, Parto/ranco e Comunità etnU-o-religiose nella Trieste settecentesca, Milano, 1968, pp. 96-100.