Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <359>
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Dal municipalismo all'irredentismo
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Carlo VI cerca un porto per farvi il centro del suo commercio: '' pure il Consiglio dei Patrizi triestini risponde all'invito sovrano mandando un memoriale aJ ed una pianta incisa su rame con la profondità delle acque, l'ampiezza degli scali, etc. Sono cose fatte per benino, con oculatezza: ci scappa perciò più di un errore e si può dire che... spesso la speranza tiene il luogo della realtà, perché Trieste appare molto più bella di quanto non fosse. X concorrenti, d'altra parte, non sono da meno e non si vogliono, pertanto, correre troppi rischi per un eccesso di sincerità: i Patrizi sognano nuovi privilegi, nuovi benefici economici e politici. Quando perciò, nel 1719, la palma vien concessa a Trieste ed è costituito il Portofranco, s> i vecchi oligarchi triestini restano forse un po' male nell 'accorgersi che quanto avevano desiderato è ben diverso da ciò che sta avvenendo in realtà.
I nuovi privilegi, reali, personali, sui dazi, sui transiti etc, non lambi­scono nemmeno le mura della città, anzi, richiamano sulle sue spiagge gente di fuori, i primi novèlli , artigiani e commercianti, e li sottrag­gono al controllo economico e politico del Patriziato locale ... Arrivano an­che i funzionari della Cesarea Privilegiata Compagnia Orientale, decisi di realizzare per conto dello Stato quasi un monopolio del commercio e del­l'industria navale: è questo lo schema mercantilistico, ma Trieste forse non lo sapeva ancora quando richiedeva per sé il privilegio di esserne lo stru­mento. Corre perciò subito ai ripari e serra gelosamente le sue porte, ai rin­chiude tra le vecchie mura per custodire la propria autonomia : l'oligar­chia patrizia che la governa sa troppo bene che, mettendo in mani estranee le possibilità di sviluppo dell'economia locale, si sta aumentando una forza che sarà ben presto in opposizione con la società tradizionale e con i suoi antichi privilegi.
Se pure i primi passi del Portofranco sono incerti e talora sconfortanti, tuttavia si avverte nell'aria un qualcosa di nuovo, un che di dinamico im­provvisamente spuntato in quel mondo immobile da secoli: anche i mo­desti risultati raggiunti dalla Compagnia Orientale sono in grado di pro-
1) Per una visione generale del panorama politico-economico, eh*. G. LUZZATTO. Il portofranco di Trieste e la politica mercantilistica austriaca nel '700, in AA.VV., Problemi del Risorgimento Triestino, voi. II del Centro Studi per la Storia del Ri­sorgimento >, Trieste, 1953, pp. 7-17.
2) Il memoriale, redatto da Casimiro Donadoni, è pubblicato da P. KANDLEH io L'Istria, 18-48, no. 4546 e, parzialmente, in I., Emporio e Portofranco di Trieste, Trieste, 1864, pp. 92-100.
8) Dell'abbondante letteratura sull'argomento sari sufficiente 11 richiamo ai testi più recenti (ivi hi!>].); oltre al voi. rii. di L. DB ANTONEI.US MARTINI, cfr. pertanto F. BARUUIERI, Trieste e gli interessi tmstriacl in Asia nei secoli XVIII e X/.Y, Padova, 1966; e D. TORHIANIXI MOSCA RI A, Aspetti istituzionali delle vicende di Trieste nella pri* ma metà del '700, in Annali della scuola speciale per archivisti e bibliotecari della Università dì Roma* 1967, pp. 87-105.