Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <362>
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362 Giorgio N egretti
poca cosa, e di nessun significato concreto; puro ricordo, illusorio di gran­dezza: quasi come i costumi scarlatti, gli antichi stemmi, i collari con cui, nella città borghese, ancora gode di adornarsi il vecchio Patriziato, scivo­lando giù dal patetico per affondare tristemente nel ridicolo.
La vecchia classe dirigente non conta più nulla nella vita cittadina: forti dell'appoggio imperiale i novelli , che dal 1755 si raccolgono nella Borsa dei Mercanti, prevalgono in ogni attività economica, mentre la legi­slazione asburgica, che nel '66 estende la prerogativa del Portofranco all'intera città, tende a vincolare l'Emporio e l'amministrazione cittadina ormai unificata alla politica centrale. Nel '76, cassato il Litorale Austria­co , Trieste assume l'onore provinciale (di provincia-emporio ) e vien retta in tutto da organi imperiali, parte vecchi parte nuovi o rinnovati: il Comune (al Consiglio, però, accedono ormai anche i novelli ) ha ancora qualche competenza di autogoverno, ma è mera forma.
Non così la Borsa mercantile, che assume la cura del commercio: ri­sultato della politica mercantilistica governativa, strumento per la disso­luzione delle resistenze frapposte dai vincoli medioevalistici all'azione uni­ficatrice dell'assolutismo illuminato che cerca di realizzare Io spazio eco­nomico necessario per lo Stato, la Borsa ormai ha assunto un ruolo centrale nella politica cittadina, in essa convergono gli interessi economici, è essa la sede del potere locale.
Esautorato il Municipio, dissolto il potere economico e politico dell'an­tico Patriziato,1} la politica razionalizzatrice ed accentratrice degli Asburgo pare aver vinto definitivamente la sua partita: la vecchia Trieste non sem­bra, peraltro, avere nelle proprie tradizioni una concreta forza morale tale da contrastare oltre la strada alle nuove idee; Vumanesimo che si vorrebbe contrapporre all'etica del successo materiale e del guadagno, non ha una sua reale consistenza nella tradizione locale, al di fuori del mito con cui si confonde e da cui essenzialmente prende vita. Muta, intanto, la stessa lingua: all'antico dialetto ladino si sostituisce gradatamente e spontanea­mente quello veneto, la lingua dèi traffici. L'apparato dei nuovi privilegi con cui il Governò ha circondato l'area della libera concorrenza economica, proteggendo l'ascesa dei nuovi ceti commerciali, ha spazzato via la vecchia classe dirigente triestina sostituendola con una nuova, completamente estranea alla tradizione storica della città.
E la politica asburgica, specialmente con Giuseppe II, procede oltre;
citn pp. 99-103, Sul parallelo movimento centralizzatore nella restante regione Giulia, cfc. E. SESTAN, Venezia Giulia. Lineamenti di una. storia etnica e culturale, Bari, 1965, pp. 70-79.
i) Ricorda E ÀIMM, op. citi, p. 59, ohe molti nomi delle antiche famiglie patrizie compaiono persino nell'elenco dei poveri.