Rassegna storica del Risorgimento
IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
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1970
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pagina
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367
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Dal municipalismo all'irredentismo 367
ostacolasse l'acquisizione, da parte dei nuovi ceti, di un sentimento di lealismo dinastico
Pur divise per la loro natura corporativa, le nazioni di Trieste non. esitano ad aprirsi ad una proficua collaborazione, ed i capitali greci e svizzeri, tedeschi ed israeliti si uniscono spesso per dar luogo ad importanti imprese commerciali, a società di commissioni e spedizioni, ad Istituti bancari ed assicurativi. Nel bel mondo cosmopolita del capitale si realizza presto un buon punto d'incontro dove convergono anche gli altri protagonisti del-l'ambiente degli affari, italiani, olandesi, inglesi... La società plurinazionale della nuova Trieste trova infine anche il modo per spiritualizzare la propria unione attraverso i vaghi ideali della massoneria: e l'unione si fa sempre più salda.
Benché non disdegni l'appoggio del Governo, la classe dirigente triestina ha ormai raggiunto una propria autonomia ed una sostanziale sicurezza di movimento: può permettersi di amoreggiare con i francesi, durante la breve occupazione napoleonica del 1797, *) pronta ad accogliere tra gli ce evviva il ritorno dell'Austria.
La successiva, più lunga, occupazione francese della città (1809-1813) segna una svolta decisiva nella vita triestina. La politica legislativa napoleonica fa cadere definitivamente i rami secchi delle vecchie istituzioni medioevali che gli Asburgo, pur svuotandole di contenuto, avevano mantenuto ancora in vita: i nuovi ceti dirigenti occupano i posti della Mairie, che ha sostituito l'antico Consiglio patrizio (vi entrano così anche gli israeliti, prima esclusi), e, non più organizzati nella struttura rigida delle nazioni, trovano in se stessi una maggiore integrazione, pur conservando una posizione di superiorità rispetto ai vecchi associati, per il permanere dei vincoli di carattere comunitario tra gli aderenti ad una stessa fede religiosa o gli appartenenti ad un medesimo ceppo etnico. Organizzata ormai in senso capitalistico, la classe dirigente può resistere non solo alla tendenza egualitaria implicita nella legislazione francese che anzi l'avvantaggia , ma alla stessa crisi economica della città, che segue il Blocco continentale.
Se una caduta verticale dei commerci, che si accompagna ad un rapido decremento della popolazione, 2> getta nella miseria un numero impressionante di piccoli e medi imprenditori, i più forti, che godono di maggiori
1) Gfr. il documento eli, in E. M'vu, op. G., p. 126, n. 16.
2) Jj movimento commerciale del porto triestino aveva toccato negli anni 1803 e 1804 la nii;i punta più alta, superando nell'importazione i 40 milioni di fiorini e i 32 nell'esportazione; nel 1809 il compienti!vo commercio tocca appona 1 13 milioni, scende a meno di 6 nel 1811 e supera appena i 2 milioni nel 1813. La popolazione ohe, nella sola città, aveva superato nel 1808 i 25.000 abitanti, diminuisce di un quinto nel 1813 (sarebbe, poi, immediatamente risalita, per raggiungere, i 5.0.000 abitanti già intorno il 1835).