Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <370>
immagine non disponibile

370 Giorgio Negrelli
primo contratto per il trasporto della corrispondenza : a sollevarlo dalle sue preoccupazioni finanziarie ha già provveduto frattanto il Barone Rothschild, un amico, che lo pone al sicuro dalle eventuali pretese del Governo centrale; l'aiuto che quest'ultimo finalmente si risolve di dare è bene accetto, ma non tanto essenziale da legare le mani ai triestini e da frenarli nella loro naturale vocazione... internazionale.
Sul piano delle istituzioni, frattanto, l'autonomia locale, praticamente scomparsa con la conquista napoleonica, sembra rifar capolino. Al suo ri-torno, l'Austria aveva riconcesso il solo privilegio del Portofranco, incorpo­rando amministrativamente la città nella provincia del oc litorale di un nominale Regno dllliria e sottoponendola ad un I. R. Magistrato poli­tico-economico, mero organo esecutivo del governo provinciale.
Cessate le resistenze del vecchio particolarismo, la burocrazia governa­tiva aveva trovato un terreno più sgombro per la sua azione, rivolta a quello aforzo di a germanizzazione che già aveva caratterizzato il tentativo giu-seppino di consolidamento politico dell'Impero. Ma al nuovo assolutismo della Restaurazione mancava quell'apertura e quel dinamismo che aveva carat­terizzato la politica dei Sovrani illuminati e, se un maggiore sentimento di fedeltà dinastica poteva finalmente esser acquisito da parte dei ceti popo­lari, con la definitiva affermazione delle Normalschulen (con lingua d'istru­zione tedesca) sul piano delle istituzioni scolastiche, indubbiamente nei ceti più alti sarebbe man mano cresciuto il fastidio per il peso che, nell'ammi­nistrazione e nella vita pubblica, veniva ad essere esercitato da una classe di burocrati legati alla politica retriva del Governo.
Già nel '26, tuttavia, Trieste aveva riavuto un embrione di vita comu­nale grazie ad una deputazione di cittadini (per metà scelti dalla Borsa) che esercitava funzioni di carattere consultivo. Finalmente nel *38 la città riottiene una sua rappresentanza municipale: Ferdinando I pone accanto al Magistrato 40 cittadini (non c'è preclusione di nazionalità e sudditanza), scelti per tre quarti tra i commercianti, i proprietari e gli industriali e per il residuo tra coloro che si distinguono per merito o per cultura. È un pro­dotto tipico dell'accentramento amministrativo, una di quelle rappresentanze consultive comunali che sono proprie del sistema metternichiano, non ha altro potere positivo che quello dell'esame dei bilanci; è però un'utile tri­buna dalla quale il ceto dirigente può far sentire la sua voce sia verso il popolo che verso il Governo, per rivendicare maggiore autonomia politica: ha in mano il potere reale, ma vuole ormai anche il riconoscimento giuridico della sua posizione di preminenza, mal sopporta l'accentramento ammini­strativo e vuole il governo locale.
A livello della coscienza popolare, d'altra parte, l'esigenza della ripresa di una forma di autonomia comunale, se non è già matura, sta maturando in fretta. Provano ormai fastidio per il sistema metternichiano non solo i