Rassegna storica del Risorgimento
IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno
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1970
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pagina
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Dal municipalismo all'irredentismo
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ceti dirigenti finanziari, non solo la media borghesia colta nutrita di idee liberali, ma anche coloro che per educazione e per mentalità stanno più a loro agio nel mondo della Restaurazione: è in questo ambiente infatti che può essere collocato colui il quale con maggior tenacia e con passione inesauribile lotta contro l'accentramento, per la riconquista delle dignità municipali, Domenico Rossetti, il Presidente del Consiglio ferdinandiano.x)
Figura singolare e scontrosa di aristocratico che vive immerso nel passato, di erudito che cerca nell'umanesimo un concreto modello di vita e. difende contro la logica del mondo moderno un concetto medioevale di e libertà privilegiata , il Rossetti si fa il campione della restaurazione di un Comune Patrizio, dove la tutela dell'individualità linguistica e culturale diventa strumento del particolarismo e difesa di un municipalismo conservatore che si fa forte del richiamo a pretesi diritti storici della città di fronte al Sovrano. H suo patriottismo comunale trova sostegno in una ricostruzione tutta personale della storia costituzionale che vede nell'atto di dedizione del lontano 1382 la fonte quasi di un diritto di Stato della città di Trieste di fronte all'Austria e l'origine di un sistema privilegiato che conserva ai rapporti tra Comune e Impero il carattere bilaterale d'una negoziazione privatistica, produttrice di una reciprocità di diritti e doveri tra i due soggetti (e, a ben vedere, i maggiori doveri stanno poi tutti dalla parte del Sovrano che deve assicurare la prosperità di Trieste, fatta salva la sua autonomia municipale) ...
un discorso, questo, che non può non tornar gradito al ceto plurinazionale che sa di essere lui, ormai scomparsa la vecchia classe dirigente, Punico <c patriziato possibile: può deridere i sogni archeologici del Rossetti, la sua chiusura particolaristica, può non tener conto del suo disprezzo per il <c materialismo della moderna borghesia degli affari... ma non rifiuta certo ciò che il suo municipalismo porta naturalmente con sé: l'esigenza di una maggiore autonomia politica della città di fronte all'Impero.
E piace anche, al ceto plurinazionale, l'atteggiamento della borghesia colta; di quella borghesia liberale di cultura e tradizioni venete che, dopo Campoformio, passa frequentemente dal Frulli e dall'Istria a Trieste: sono giovani professionisti, avvocati e insegnanti capaci di dare alla lotta contro il centralismo assolutista metternichiano quell'apertura spirituale che manca al municipalismo d'antiquariato dei rossettiani. Sono gli uomini ohe danno vita, tra il '36 e il '46, alla Favilla, una rivista che vuol avvicinare i triestini ai grandi temi della civiltà contemporanea, che auspica l'incontro dei popoli di fronte al particolarismo della tradizione locale, che esalta il valore
>) Per tale interpretazione del penderò del Rossetti, cfr. il capitolo ad cso dedicato nel mio Cornatine e Impero negli narici detta Trieste asburgica, ciu