Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <374>
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374 Giorgio Negrelli
Che Trieste come scrive il Va lussi sia una città italiana, ma ce tratta verso il settentrione , è un'opinione che lo stesso Bruck può fare propria: non può certo proclamarla egli stesso all'Assemblea di Francoforte, dove è andato a rappresentare gli interessi del capitale triestino di fronte alla Confederazione Germanica, e da cui se ne partirà non appena si renderà conto dell'impossibilità di realizzarli, ma può ben affermarla chiaramente in sua vece un altro esponente dell'alta finanza triestina, Giovanni Hage-nauer, deputato e vicepresidente della Costituente viennese.
Se, infine, i capitalisti triestini, che mirano ad inserirai in un grande Zollverein, si riuniscono nella Giunta dei triestini , dove trovano una felice convergenza con la burocrazia governativa nell'ambito delle mire ege­moniche in Germania della nuova politica austriaca; non rifiutano, in fondo, neppure il discorso che proviene dalla ce Società dei triestini in cui conflui­scono gli elementi più avanzati della borghesia colta liberale: presieduta da Pietro Kandler, già a capo dell'ultimo Consiglio ferdinandiano, il quale vi gioca da elemento moderatore, la <c Società dei triestini propugna un liberalismo giuridico che nel costituzionalismo, nella certezza del diritto, nella salvaguardia dei diritti della rappresentanza popolare trova la sua prima espressione.
la via della ragionevolezza di fronte alle intemperanze giacobine di alcuni, ed è pure la via più sicura, che si apre al ceto dirigente, per gua­dagnare quelle posizioni di preminenza nel governo locale che da lungo tempo insegue: quando Pietro Kandler, nelle sedute della Società e sulle pagine de L'Istria la rivista scientifica (stampata dal Uoyd) che nel periodo più acceso del '48 esce come gazzetta politica con frequenza quasi quotidiana combattendo il prepotere della burocrazia, invoca i benefici della rappresentanza popolare e chiede per Trieste il riconosci­mento delia condizione di a provincia-emporio , di una provincialità se­parata cioè, in forza della quale la città, non sottoposta amministrativa­mente ad altre provi noie, possa meglio adempiere a quella missione em-poriale che da più di un secolo ormai svolge per il bene comune dell'Im­pero; *? quando dunque il Kandler batte queste vie, il ceto dirigente trie­stino non può non assecondarlo perché vi vede la possibilità non solo di raggiungere il potere locale, ma di rafforzarlo anche, col favore della legge, grazie alla più ampia autonomia politica ed amministrativa concessa alla città.
Non bisogna, pertanto, correre rischi esponendosi troppo né in un senso, né in un altro: i capitalisti triestini lo sanno bene. Non si può rallen-
l) Per tale interpretazione del pensiero e dell'opera di P. Kandler nel *48 triestino, cfr. il Cap. a ciò dedicato nel mio Comune e Impero, cit.