Rassegna storica del Risorgimento
IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno
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1970
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pagina
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380
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380 pq Giorgio Negrelli
E ci riescono: mentre le imprese minori, maggiormente legate all'economia austriaca, non ce la fanno a superare la crisi che accompagna i disastri militari del "'59. le maggiori Compagnie finanziarie, già attestate sul mercato italiano, mantengono intatte le loro posizioni, riuscendo talvolta addirittura a migliorarle. La perdita delle Legazioni, delle Marche e dell'Umbria e rindebolimento generale dello Stato pontificio, ad esempio, fanno erollare il sistema protezionistico che vi era instaurato nel campo assicurativo e le Generali acquistano immediatamente l'esercizio del ramo incendi: in due anni il monopolio assicurativo negli Stati del Papa è nelle loro mani. Nelle Marche, frattanto, il Regio Commissario Straordinario, Lorenzo Valerio, conserva al Lloyd i privilegi di cui godeva sotto il precedente Governo; le motivazioni addotte per il provvedimento sono interessanti: n si considera che i capitali investiti nella Società sono di italiani e che la città dove questa ha sede ha dato prove non poche e non dubbie di ritenersi appartenente all'Italia anziché alla Germania , si considera pure che il Lloyd ben lungi dall'essere uno stabilimento della Potenza di cui porta il nome, appartiene sostanzialmente a tutto il mondo commerciale >>. Non si potrebbe giustificare meglio un decreto che privilegia una Società austriaca proprio mentre sta nascendo lo Stato italiano: il provvedimento appare (anche se non lo è) un'unilaterale e spontanea concessione di parte Commissariale e la Trieste cosmopolita non può certo rifiutare il favore ...
Il discorso cosmopoli tico-autonomistico di Trieste, in realtà, dopo la concessione dello Statuto, ha avuto dieci anni per rinforzarsi, e non ha perso tempo.
La stasi costituzionale dell'Impero, caratteristica dell* èra Bach , e la stessa funzione attribuita a Trieste dalla politica economica del Bruck hanno consentito, infatti, al Consiglio Comunale, detto il decennale per la sua illegale durata, di estendere sulla vita amministrativa locale un potere pressoché incontrollato. Disapplicando alcune precise disposizioni statutarie e non estendendo nemmeno riparandosi questa volta dietro l'autorità dello Statuto certe leggi generali austriache, il Consiglio ha accentuato l'autonomia della città rispetto al resto dell'Impero in una misura che ha dell'incredibile: l'idea di uno Staatsrecht di Trieste, che echeggia Tana-Ioga richiesta ungherese, comincia a far capolino con sempre maggiore insistenza.
L'Austria lascia fare, anche perché vede nei ceti, che dominano la citta un elemento capace di frenare le eventuali intemperanti manifestazioni di ribellione che possono provenire da parte di certi ambienti della media borghesia, specie se d'origine veneta, attratti da ideali mazziniani e, ancor
V Off. (G. STEPANI), // Lloyd Triestino, Hi., p. 310 eg.