Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <387>
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Dal municipalismo all'irredentismo
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h'autonomisma dei ceti dirigenti della Trieste finanziaria e commer­ciale si richiama dunque attraverso la mediazione gratuitamente offerta dal Rossetti all'antico municipalismo del Comune Patrìzio, fa propria una tradizione che gli è completamente estranea, si veste del manto di una dignità secolare: la classe dirigente della nuova Trieste si pretende erede dell'antica, afferma l'ininterrotta continuità della sua azione con quella di una precedente classe dirigente, che essa stessa, in realtà, ha distrutto, spaz­zato via. Domenico Rossetti che, coperto della sua rossa assisa di Patrizio, la città borghese aveva accompagnato alla tomba non potendo frenare un sorriso d'ironia e di compatimento, si fa ora presenza viva ed emblematica nelle rivendicazioni del Comune: alla sua autorità , la più autorevole nella conoscenza delle cose patrie, si richiamano tutti, destra e a sini­stra ; si richiamano i fedeloni , lo Scrinzi ed il Pascotini, si richiama lo Hermet, il liberale . Pietro Kandler, reo di credere in uno Stato moderno, vien cacciato dall'Archivio comunale ed escluso da ogni responsabilità pubblica.
Un piccolo ritocco alle tesi del Rossetti, e l'autonomismo può essere esportato. Ci pensa sempre nel '66, mentre l'Italia sta scendendo in guerra Raffaele Costantini, emigrato a Firenze, segretario nell'Agenzia Generale della Riunione Adriatica di Sicurtà diretta dal Seismit Doda, il futuro Ministro delle Finanze del Regno: tutto è vero quel che si dice di Trieste; alla base della sua condizione giuridica sta l'atto di dedizione con il suo preciso carattere di bilateralità; ma qui sta la cosa che a Trieste non si può dire, che cioè l'Austria ha mancato ai suoi doveri, che ha tolto alla città la sua millenaria indipendenza convertendo un a protettorato in a Sovranità . *)
Tradita da un contraente infido, Trieste dunque, con i suoi capitali e la sua ben nota fedeltà , può anche cercarsene uno nuovo, disposto a trat­tare e... a mantenere gli impegni.
Passata la guerra con l'Italia, passata anche la fase federalista con la caduta del Beleredi e l'ascesa del Beust, con l'Austria decisamente sostituita dalla Prussia nell'egemonia in Germania, Trieste, sia pur nelle vie della legalità, non cessa di predicare e difendere la propria autonomia e i propri privilegi. La politica economica del Governo, che s'ispira a principi liberi-stici, pur aumentando la produzione ed il movimento commerciale e dimi­nuendo il debito pubblico, è destinata, d'altra parte, a ripercuotasi negati­vamente sulla vita della finanza triestina, dove gli stessi assicuratori trovano violato il loro monopolio dall'ammissione della concorrenza di Compagnie
L) Cfr. f K. COSTANTINO, Memoria sulle condizioni politiche ed economiche della città di Trieste* Firenze, 1866. Sull'argomento ebbe grondo diffusione in quel tempo il volarne di S. BONFIGLIO, Balia e Confederazione Germanica, Torino, 1865.