Rassegna storica del Risorgimento
IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno
<
1970
>
pagina
<
388
>
388
Giorgio Negrotti
ostcre. Gli assi cura lori triestini corrono al riparo, modi fi cario le condizioni e l'altezza dei premi, intensificano l'attivila nel vicino Regno, in tutte le Provincie del quale stanno ormai operando, secondo una facoltà che un Regio Decreto riconoscerà e rinnoverà all'inizio del '73.!)
L'attività finanziaria triestina richiede una possibilità di movimento sempre maggiore, svincolata dalla politica centrale. Nel '67, dunque. Trieste appoggia la soluzione <c dualistica , nella speranza che accordi simili a quelli in atto con i Magiari possano instaurarsi anche a di lei riguardo , e rifiuta come insoddisfacente ogni concetto di autonomia cui faccia difetto quella base salda ed incrollabile che deriva dal solenne ed esplicito riconoscimento da parte di tutti i fattori costituzionali dei diritti e delle franchigie della città .
I federalisti triestini sanno bene che l'operazione ungherese si risolve in un doppio centralismo, ma come affermano per bocca dello Hermet si ritengono, riguardo ai diritti storici fondati su un trattato bilaterale , nella stessa posizione dell'Ungheria e non vogliono perciò negare a quel regno quella giustizia che vorrebbero resa anche alla loro città; se inviano dunque i deputati alla rappresentanza dell'Impero, dichiarano che ciò avviene senza pregiudizio dei diritti storici di Trieste che proclamano intangibili . E qui s'incontrano tutti: quelli che si proclamano federalisti, come appunto lo Hermet o il Gregorutti, e quelli che, almeno ufficialmente, appaiono più ligi alle direttive del Governo e sostengono un debole centralismo, come lo Scrinzi. -'
L'anno dopo la Dieta ripropone un analogo indirizzo al Governo: sulla scorta dell'autorità del Rossetti, si sostiene che la dedizione posta sempre più chiaramente a base giuridica della richiesta autonomistico-federalistica ha reso Trieste un piccolo Stato libero , e si pretende allora un trattamento parallelo a quello riservato all'Ungheria: a diritti uguali devono corrispondere uguali conseguenze giuridiche, non vale confrontare l'estensione delle due provinole, la vera giustizia non conosce differenza fra minimi e massimi ... A nulla vale l'opposizione del Commissario imperiale, il quale vede nella richiesta che risolverebbe il rapporto con l'Impero in un'a unione personale un passo verso 0 distacco della città dall'Austria: tutta la Dieta respinge con sdegno tale interpretazione. Non c'è alcuna volontà separatistica, protestano tutti: noi non vogliamo che la nostra nazionalità italiana , afferma il Conti facendosi portavoce dell'opinione della generalità dei consiglieri, noi non vogliamo che i diritti con
io) Cfrv (G. STEFANI), // Centenario delle Assicurazioni Generali, eh., p. 117. 2) Cfr. Verbali della Dieta provinciale di Trieste, Trieste, 1867 pp. 7-21.