Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <392>
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Giorgio Negrotti
Gli avvenimenti del '68 sono dunque sintomatici di uno stato di fatto che non trova, in verità, impreparati i ceti dirigenti triestini; di più: è dal '66. da quando la stessa situazione generale della politica austriaca è cam­biala, che i gruppi finanziari detentori del potere a Trieste stanno sensibil­mente modificando il loro atteggiamento pure nei confronti di Vienna; mu­tano perciò anche il loro schieramento, pur conservando intatti i fini della loro politica, autonomistica.
11 carattere fittizio della separazione che sembrava opporre a Trieste un partito tendenzialmente italiano ad uno austriaco si manifesta così con estrema chiarezza dopo le sconfitte del "66, che segnano la fine delle mire egemoniche politiche ed economiche degli Asburgo in Germa­nia: il partito che faceva capo allo Scrinzi, quello che era apparso più le­gato al Governo, in quanto ne aveva assecondato le linee politiche generali, benché ancora in maggioranza al Consiglio, si mette giudiziosamente da parte, si lascia trascinare dalla minoranza, si confonde con questa: l'atten­zione dei gruppi massonici-finanziari sa di doversi rivolgere ormai preva­lentemente in una direzione diversa da quella perseguita inutilmente per anni dalla politica centrale, e gli uomini che avevano rappresentato ufficial­mente quella tendenza del capitale triestino si allontanano in silenzio dalla scena pubblica.
Dominatori del Consiglio municipale, lo Hermet ed i suoi, gli uomini della Società del Progresso , sanno bene quanto sia difficile conservare alla maggioranza quella vasta popolarità che si erano guadagnata negli anni di opposizione ; sanno pure che diritti storici , autono­mia non sono parole d'ordine capaci di esaltare lo spirito di una popola­zione che già invoca Mazzini e Garibaldi; ma sanno anche e chiara­mente quello che vogliono, conoscono bene le proprie aspirazioni e ad esse indirizzano la loro azione politica.
Di fronte al Governo centrale, pertanto, il Progresso si presenta come partito d'ordine, contro le intemerate di un pericoloso Partito d'Azione d'impronta rivoluzionaria che, seppure non rappresentato in Con­siglio, si fa ben sentire in ogni manifestazione pubblica facinorosa. Scom­parsa, peraltro, la vecchia destra , il ceto dirigente triestino deve pur avere anche chi collocare in quella direzione davanti all'opinione pubblica: indica allora nei rappresentanti del <c territorio gli strumenti della Luogo­tenenza, colorando cosi di una tinta laica e progressista (perché antigo­vernativa) la resistenza della borghesia cittadina alle prime pressioni del contado sloveno *
E l'operazione non è né poco abile, né poco delicata: proprio in tante associazioni popolari ed all'interno della stessa Società Operaia con­vivono, infatti, accanto ai soci italiani, anche non pochi sloveni: si crede