Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <397>
immagine non disponibile

Dal municipalismo alVirredentismo 397
manda anche per gli Sloveni (...); ciò che vale per gli uni deve valer anche per gli altri : immediatamente dopo, quando si discute di una proposta dietale tendente ad ottenere l'introduzione della lingua italiana in tutti gli uffici pubblici cittadini, alla richiesta del Nabergoi, che sostiene anche il pari diritto della lingua slovena, lo Hermet stesso oppone un sonoro rifiuto. Egli, che aveva altra volta sostenuto l'improponibililà di considerazioni fondate su <c minimi e massimi nell'applicazione della vera giustizia , nega ora che il principio della parificazione delle nazionalità possa esser portato a tali a. ultime conseguenze : gli slavi formano una parte ben distinta della popolazione , sono in netta minoranza , costituiscono una piccola frazione della popolazione complessiva , e non è tutto: perché sono abi­tanti dell'agro triestino, per essi non possono giovare certi uffici e certe isti­tuzioni, che sono introdotte ed adottate in riflesso della popolazione . E que­sta è molto più che una constatazione, è un programma politico: i contadini devono restare nel contado; ai borghesi la città!
Non ostante la diversa speranza dei triestini, nel '73 la riforma eletto­rale ha effetto: gli elettori sono gli stessi, ma raggruppati in maniera da far sentire in modo molto più incisivo la consistenza numerica del territo­rio , unito in un solo corpo con la piccola borghesia cittadina. Sfugge, dunque, di mano al ceto dirigente il controllo della situazione: i liberali , sull'esempio boemo, riparano nella tattica dell'astensionismo e non presen­tano candidature per il Consiglio dell'Impero, la loro stampa diffonde l'idea della sterilità dell'azione parlamentare; il ceto dirigente triestino propugna la difesa del Comune, dove il sistema elettorale gli conserva la prevalenza, appartandosi dalle lotte nello Stato.
E lo Stato, in effetti, non sembra in quel momento in grado di favo­rire le esigenze di sviluppo del capitale triestino: l'Ungheria sta rinforzando il porto di Fiume in concorrenza con Trieste, sempre mal servita dall'insuf­ficiente rete ferroviaria; Vienna non ha invece, da parte sua, nemmeno la possibilità di concedere al Lloyd un'adeguata sovvenzione per le perdite ini­ziali connesse all'esercizio della nuova via di navigazione che, col taglio del­l'istmo di Suez, si è ormai aperta verso le Indie... Trieste, in realtà, sa di poter contare ora soprattutto sulle proprie forze, sul Lloyd e sulle grandi Compagnie assicurative: svincolarsi dalla politica centrale significa dunque porre i propri capitali anche al riparo dalla crisi finanziaria austriaca che, dopo aver covato per anni, scoppia il 9 maggio '73, nel terribile crac del venerdì nero . La crisi, che parte dalla Borsa, investe tutte le sfere pro­duttive dell'Impero; resìstono quelle imprese che hanno grossi capitali inve­stiti all'estero, che hanno una dimensione di attività internazionale: le Assi­curazioni triestine ed il Lloyd sono tra queste.
Ma l'atteggiamento astensionista risponde anche a precise esigenze di carattere politico locale, dove la spinta popolare tendente all'unione con