Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <400>
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400 Giorgio Negrelli
e non viene arrestata dalle ferree regole della diplomazia riunita al Con* gresso di Berlino; anzi, la negazione del principio nazionale eccita lo sdegno dei democratici italiani, freme nell'impotenza di agire il vecchio Gari­baldi e si sogna una nuova spedizione dei Mille per prendere il Trentino e l'Istria al colosso asburgico, che ha appena ingoiato la Bosnia-Erzegovina. Persino certi ambienti ufficiali sembrano accarezzare idee irredentistiche: sono quelli vicini allo stesso nuovo Presidente e Ministro degli Esteri Bene­detto Cairoli. quelli vicini al Ministro delle Finanze Federico Seismit Doda ...
La stampa dell'Europa benpensante si coalizza per respingere ogni ri­vendicazione separatistica, a tutela dell'equilibrio politico del continente, mentre il Governo di Vienna si irrigidisce, ma poi vacilla sotto i colpi incro­ciati del liberalismo tedesco contrario alla politica balcanica e del federa­lismo slavo: l'Auersperg si dimette, sgombrando la via al Taaffe.
Anche in Boemia, all'esempio della quale sembra da tempo ispirarsi la politica triestina, la situazione appare in rapida evoluzione. Vi sta infatti tramontando definitivamente il prestigio del partito del diritto storico , quello che il Palacky, lasciato cadere il suo originale programma di un'auto­nomia nazionale ceca nell'Impero confederato, aveva formato alleandosi con la nobiltà regionale boema, d'origine plurinazionale e tutt'altro che ceca, ma fieramente anticentralista; quello stesso che aveva inutilmente lottato per il riconoscimento del diritto di Stato , per l'affermazione dell'autonomia della provincia boema. Divisi nel '67 dai propri connazionali d'Ungheria, i boemi che, dopo aver accolto con favore il Diploma d'ottobre '60, già dal '63 avevano abbandonato il Parlamento, si erano rinchiusi in un fiero ostra­cismo nella loro Dieta, riducendosi, per la potente opposizione tedesca, ad un'infruttuosa petizione di principi. Ma, col progresso del capitalismo, la popolazione ceca di Boemia è ormai avanzata sul piano sociale ed una nuova borghesia sta già soppiantando nel paese a maggior livello in­dustriale dell'Impero la vecchia borghesia tedesca e chiede il riconosci­mento dei diritti connessi alla propria nazionalità. L'allargamento del suf­fragio ha rinforzato, frattanto, nelle città e nei comuni rurali l'eletto­rato nazionale, portando alla formazione di una vivace a ala sinistra nel vecchio partito: sono i giovani cechi . che, dal '73, oppongono a quella dei vecchi , legati ai signori feudali nello stenle astensionismo, una nuova, attiva linea di condotta, che vuole poter controllare il Governo centrale, per costringerlo a quelle concessioni che possano efficacemente concorrere al n risveglio della loro nazione. L'occupazione della Bosnia sembra intanto segnare una battuta d'arresto alla politica gcrmanizzairice di Vienna: nel '78, dunque, ,-i- '' giovani cechi trascinano la Boemia, dopo quindici anni di astensionismo, al Parlamento dell'Impero; e non e piti una voce pro­vinciale a farsi udire, ma quella della nazione ceca, che pretende dal