Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <401>
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Dal municipalismo alVirredenlismo 401
Taaffe l'equiparazione delle lingue, che rompe i legami con la nobiltà regio­nale perché vuole l'autonomia di un popolo e non quella di una classe. ''
Pure a Trieste si avverte, in quegli anni, la necessità di un mutamento nella linea politica: anche qui gli uomini legati al programma dei diritti storici sono ormai invecchiati, le loro idee cominciano ad essere chiara­mente contestate. Mentre si ammucchiano risoluzioni e riferte die-tali proclamanti il diritto di Stato della ce Repubblica triestina , men­tre il Lloyd pubblica nel '74 quell'apologia dell'autonomismo conser­vatore ed aristocratico che sono le Sette lettere d'argomento municipale del Rossetti, esplodono petardi negli uffici pubblici, pullulano gli opuscoli sepa­ratistici e garibaldini: ormai l'ideologia autonomistica dei ceti dirigenti comincia a mostrare il suo volto, mistificatorio delle idealità concretamente irredentistiche che animano ormai la media borghesia e larga parte dei ceti popolari della più giovane Trieste.
La situazione è qui parallela a quella boema, ma i termini del con­fronto sono spesse volte rovesciati.
È mancato a Trieste un Palacky e l'iniziativa nel movimento dei ce diritti storici è toccata interamente alla nobiltà plurinazionale: una nobiltà non di spada, naturalmente, ma di denaro; una classe comunque e non un popolo, un ceto che ha perseguito quei fini per liberarsi dall'accen­tramento, per rompere i legami con il Governo viennese, non per sostenere i diritti di una nazione. Questa classe è riuscita a confondere i fini nazio­nali con i propri, trainando sulle sue posizioni il movimento spontaneo sepa­ratista ed imbrigliandolo nei limitati programmi indipendentistici.
Ma, a Trieste, un discorso rivolto all'affermazione di un diritto di Stato della città non poteva avere i riflessi che aveva avuto in Boemia, dove si era saldato con una solida tradizione autoctona d'indipendenza nazio­nale: un simile discorso fatto per Trieste era una falsificazione storica ed una mistificazione politica. Mentre in Boemia esso finiva per ridestare l'an­tica nazione ceca, a Trieste la vecchia repubblica se mai era vis­suta era certamente morta; e non potevano risvegliarla proprio gli eredi di quella classe politica che l'aveva sepolta, che aveva cacciato dalla storia l'antica ce nazione triestina decapitandola della sua classe dirigente e sosti­tuendosi ad essa.
Lungi dal risvegliare - ai propri fini una piccola . nazione senza storia 9, l'opera dei ceti dirigenti triestini aveva avuto invece un effetto su­periore al previsto; aveva sprigionato delle energie che alla fine non sarebbe più stata in grado di controllare: in una città dove, non ostante i cinque secoli di appartenenza, l'Austria (come si è visto) non era riuscita a diffon-
-) CU. C. STUPAWCH, La nazione cavtt, IT ed* Napoli, 1922, pp. 13*29; e R. A. KAKN. The Multi nati miai Empire, voi. I, pp. 170-193.