Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <404>
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404 Giorgio Negrotti
perfettamente nella linea politica condotta da anni, protesta lo Herinel; egli ha sempre agita in modo da rendere i cittadini consci della loro naziona­lità , perchè l'apprezzassero in tutta la sua grandezza e coltivandola con amore ne potessero ritrarre i maggiori vantaggi sì morali che materiali : ciò che, anche questa volta, lo ha spinto è solo amor di patria, de' suoi diritti autonomistici e nazionali e della prosperità sua .
Con questo confuso impasto di lealismo e di utilitarismo, di spicciolo tatticismo e di ridondanti affermazioni di princìpio, si compie quasi il testa­mento spirituale di una generazione: il programma nazionale è confuso con quello autonomistico in un'idea di nazionalità che, nei suoi elementi costitutivi, scinde la tradizione storica dalla concreta vita civile e politica, la lingua e i costumi dalla produzione artistica e letteraria. È, in realtà, una concezione che nella considerazione della nazionalità di un individuo separa il passato dal presente, l'immutabile perché passivamente recepito dal modificabile perché attivamente vissuto; è la teorizzazione dell'assorbi­mento e dell'adattamento culturale e politico: è, in fondo, più che l'idea della nazionalità, quella del cosmopolitismo triestino, di quella società plu­rinazionale che si era ritrovata nella nazione triestina.
Ma il tempo impone, a chi non vuol modificare i propri programmi, al­meno nuove formulazioni delle vecchie idee: una concezione della naziona­lità che debba sottostare ad un supremo principio della salute pub­blica i>. ravvisabile poi nella conservazione dell'autonomia comunale, che debba esser vincolata nel suo esercizio dalle regole di un sano lealismo alle leggi austriache, non può certamente esser più condivisa dalla popolazione. Lo Hermet è messo in minoranza nella stessa Società del Progresso : gli echi sollevati nell'opinione pubblica dalla sua incauta proposta hanno messo in chiara evidenza la crisi in cui la vecchia politica liberale è ormai entrata. La prima regola di sopravvivenza è dunque quella di cambiare gli uomini che hanno impersonato una politica ormai superata: con tutti gli onori do­vuti ad un vecchio leader giubilato, lo Hermet è allontanato dalla vita politica.
Gli accordi sotterranei con la destra , peraltro, anche se leggermente modificati, restano in piedi: Francesco Dimmer è eletto quasi all'unanimità Vicepresidente, mentre alla testa del Comune mancata la sanzione impe­riale al d'Angeli - è posto un italiano. Riccardo Bazzoni; eia sei o sette voti promessi vengono spesso, ed al momento opportuno, a consolidare, con una più forte maggioranza, le scelte politiche dei liberali nell'amministra­zione municipale.
Quegli Stessi voti tornano a sorreggere la debole maggioranza tre anni dopo, nel Consiglio successivo; e, in verità, ce n'è proprio bisogno. La situa­zione non è né delle più chiare né delle più facili per i liberali triestini, che non possono certo trovare facilmente nel panorama generale lo spunto