Rassegna storica del Risorgimento
IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno
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1970
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408
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408 Giorgio Nagretti
bilmente. hanno visto bene che, proprio nel caso di un fatturo distacco, la via del Predil avrebbe potuto portare H traffico nella sfera d'attrazione dei porti di Genova e di Venezia; la via della Laak , legando più strettamente lo Hinterland austrìaco a Trieste avrebbe invece potuto anche dopo una separazione politica conservare alla città i vitali rapporti economici con i paesi dell'area danubiana. Ed è questo ciò che preme alla massoneria finanziaria liberal-nazionale .
Per conservare quell'ascendente sulla popolazione che permetta il mantenimento ed il rafforzamento del potere nell'amministrazione locale, per prevenire ogni iniziativa autonoma in senso democratico che possa scaturire dall'interno del movimento nazionale ed il dissenso di un Rasco-vich nel '78 è già stato chiaro segno di tale evenienza occorre, tuttavia, ai liberali qualcosa di più che la semplice affermazione della necessità di tutela dei diritti nazionali nella politica municipale; occorre creare uno stato di necessità e saper attribuire un carattere quasi sacrale al Comune stesso, attribuire un valore morale alla sua difesa: occorre formare un fronte interno capace di catalizzare su di sé l'attenzione e convogliarvi ogni energia e volontà ri vendicati va.
La cosa riesce alla nuova generazione dei dirigenti triestini, quella che ha ormai sostituito gli uomini del '48 e che può raccoglierne l'eredità anche senza doverne condividere le originali motivazioni; quella che s'è formata negli anni del bismarckismo, nella capitale finanziaria dell'Impero d'Austria. Dalla Città-Stato scompare l'aspetto cosmopolitico, quello caro ai favillatori o quello caro al Bruck; l'antico Comune protesta la propria natura italica , rifiuta ogni idea di plurinazionalità e l'alta borghesia triestina riempie di un preciso contenuto ideale la sua difesa : non si tratta più soltanto di proteggere la città dal germanismo, che l'autonomismo e i'astensionismo hanno già dimostrato di saper dominare; Trieste, la sua cultura, la sua civiltà vanno difese da un pericolo più pressante e più vicino, da una nuova barbarie, dallV invasione slava . È un richiamo all'unità nella lotta, e non riesce vano soprattutto là dove, quasi inconsapevolmente, la difesa dei diritti nazionali sfuma i suoi contorni ideologici confondendosi con quella dei privilegi di classe: pure la media borghesia democratica si serra intorno al nucleo liberale nella tutela della nazionalità del Comune dall'assalto del contadino slavo.
È in tutta la politica del Comune, ma soprattutto in quella scolastica, 1} che si manifesta tale precisa tendenza antislava dei libera I-nazionali. Non
*) Per wn'approfondita trattazione 'di tale argomento, rimando a 6. SPIAZZI, Il dibattito politico sui problemi dall'istruzione popolerò al Consiglio Comunale di Trieste (1861-1914), in AA.W., Contributi per una storia delle istituzioni scolastiche a Trieste* Trieste, 1968, pp. iI-66.