Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <409>
immagine non disponibile

Dal municipalismo all'irredentismo 409
si tratta di un vero capovolgimento della linea tradizionale: se pure nel­l'atmosfera quarantottesca un primo progetto per una Facoltà Giuridica ita­liana elaborato da Nicolò De Rin aveva anche previsto una cattedra di procedura in sloveno, via via (e lo si è veduto) era mutato Patteggia­mento dei liberali nei riguardi delle esigenze della minoranza etnica slava e, già nel '71, lo stesso Hennet aveva teorizzato la necessità di attri­buire a ciascuno il suo , dotando gli abitanti del ce territorio di una scuola di seeond'ordine, non potendo questi pretendere, a meno di incorrere in una strana confusione , di essere trattati egualmente rispetto ai cittadini, da parte del Comune.
Ma, pur nella sostanziale continuità, c'è, intorno all' '84, un tale ina­sprimento e mutamento di tono e di stile nella politica della maggioranza, da far apparire gli atteggiamenti dei liberal-nazionali come affatto nuovi, nella loro minacciosa durezza. Tale inasprimento di tono, che colora delle tinte più accese la difesa nazionale dalla pressione slava, e che fa di quella scolastica uno degli elementi centrali della politica locale, coincide con l'ascesa ed il rapido inserimento al vertice del gruppo dirigente, di Fe­lice Venezian, di colui cioè che quasi impersona la nuova generazione poli­tica triestina: una generazione che non si cura più di coprire i propri dise­gni politici con l'autorità dei grandi principi, ma che sa di avere in pro­pria mano il potere e ne fa l'uso che crede nel perseguimento dei propri fini, al di là di ogni preoccupazione d'ordine dottrinario.
Scomparsa di fatto una vera opposizione di destra all'interno dei Consiglio municipale, mediante l'agganciamento dell'alta borghesìa tedesca da parte della consorella italiana, la maggioranza esaspera la sua polemica nei confronti dei rappresentanti del territorio, spingendosi su ima via d'in­transigenza che accentua il carattere di conflitto nazionale della lotta politica triestina. Il movimento italiano , di ogni tendenza e sfumatura, si serra così intorno ai capi lìberal-nazionalì: nell'appello ad un'union sacrée vien frenata la fuga a sinistra , mentre la politica triestina è inte­ramente devoluta alla guida di quel nucleo dirigente massonico-finanziario in cui emerge appunto, per capacità manovriere e fascino personale, la fi­gura di Felice Venezian.
La linea della politica scolastica è precisa ed inflessibile: nessuna scuola per gli sloveni nell'ambito cittadino; nessuna nuova scuola nemmeno nel territorio , né alcun rinnovamento, ampliamento di quelle già esistenti, e La scuola deve conservare ciascuno nella nazionalità in cui è nato : è la tesi degli sloveni. I liberal-nazionali l'accettano ma con molte ri­serve solo riguardo ai contadini del territorio. Diverso è il loro atteggia­
li Gii. in G. SPIAZZI, ne. cif., p. 39{ e v. pare lo stesso concetto in Verbali del Con* tiglio della città di Trieste, Trieste, 1871, p. 222 sg.