Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <410>
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410 Giorgio Negrelli
mento rispetto a chi voglia essere cittadino , in tal caso nessuna possibi­lità è concessa: esso deve legarsi per lingua, tradizioni, interessi ed affetti con la città che raccoglie, partecipare alla vita intellettuale di questa, al­meno per gratitudine e per rispetto ;J) la città ha infatti un'anima, una civiltà che le è propria: chi vuole abitarvi deve rieonoscervisi, altri­menti resta un intruso.
Sembra, a prima vista, il conflitto di due modi opposti d'intendere la nazionalità: questione di nascita, d'origine, carattere indelebile, per gli slo­veni e questione di scelta culturale, volontaria e consapevole, per i libe­rali. 2) Ma i termini della contesa sono, a ben vedere, molto più complessi.
Non si tratta di due diverse concezioni della nazionalità, o almeno non si tratta solo di questo: la situazione triestina va collocata all'interno di quella generale dell'Impero, va vista nel quadro del grande moto di risve­glio delle nazioni senza storia .3) Di fronte allo sforzo di affermazione della propria tradizione nazionale, attraverso il ricupero di quei beni cultu­rali di cui la lingua è elemento essenziale, operato dagli sloveni, si leva, da parte dei ceti dirigenti triestini, non la teorizzazione di una diversa idea della nazione , ma la celebrazione dell'assorbimento, della funzione sna­zionalizzante dell'inurbamento, mediante l'elevazione a valore della città di fronte alla campagna.
Isolato in se stesso, il fenomeno non sembrerebbe uscire dai limiti della tradizionale contrapposizione di città e campagna, né la pretesa degli slo­veni potrebbe apparire diversa dal tentativo, operato da una minoranza, di sostituire ad una cultura superiore il rozzo bagaglio di una comunità conta­dina; l'affermazione nazionale , infine, si presenterebbe soltanto come l'ap­pello ad una primitiva unità etnica, biologica, vanifìcatrice delle successive stratificazioni culturali straniere . Ma l'esempio triestino, appunto, non va isolato: esso può essere inteso solo se inquadrato nel più vasto fenomeno del risveglio delle nazioni slave.
Quello sloveno, in realtà, è l'esempio tipico di un popolo decapitato ab antiquo della sua classe dirigente e perciò secondo la nota analisi baueriana da tempo privato della possibilità di imprimere un autonomo sviluppo alla propria cultura nazionale: ridotti, dall'opera secolare di colo­nizzazione esercitata dalle classi dominanti, a disperdersi in una pluralità di comunità locali agricole unite dai soli vincoli delle tradizioni di villaggio, gK sloveni a lungo appaiono incapaci di ritrovarsi in una più ampia comu-
*) Cfr, Verbali del Consiglio della città di Trieste, Trieste, 1894, p. 214.
2> Coti G. SPIAZZI, se. di., p. 51 s'g.
8) Sullo situazione nell'Impero, con riferimento tute posizioni sostenute da Otto Bauer nell'Interpretazione del fenomeno, Ir. il decisivo contributo di A. AGNELLI, Questione nazionale e socialismo, Bologna, 1969, pp. 167*202 e passim.