Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <411>
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Dal municipalismo alV irredentismo 411
nità che possa ricomprendere le sparse unità contadine. La loro stessa lingua si riduce a strumento di comunicazione estremamente semplice, ristretto alle esigenze interne di una società rustica, e perciò non solo appare inca­pace di uno sviluppo letterario , ma anche inidonea ad esprimere i com­plessi rapporti di una società più articolata: per far fronte alla necessità di rapporti esterni, si deve dunque utilizzare la lingua della classe domi­nante, il cui uso, negli strati superiori di tale popolazione bilingue, diviene prevalente.
Ma, pur di per sé insufficienti a costituire una nazione moderna, capace cioè di un'autonoma produzione culturale superiore, le ristrette comunità contadine slovene riescono tuttavia a perpetuare nelle proprie avite tradi­zioni le espressioni dell'antica, più ampia, comunità di cultura e, trasmet­tendo di generazione in generazione i più semplici, ma autentici, contenuti culturali nazionali, riescono ad arginare il pericolo di un totale assorbi­mento, da parte delle nazioni dominanti, della loro nazionalità, assopita e non morta, e quindi capace di un futuro ce risveglio .
Da secoli italiani e sloveni convivono e si confondono nella zona di Trieste e, se fino alla prima metà dell'ottocento la forza italianifìcatrice della città plurinazionale è scarsa e non dà luogo a conflitti nazionali, lo sviluppo dell'urbanesimo nella seconda metà del secolo, parallelo agli atteggiamenti politici della classe dirigente triestina, muta rapidamente i termini del rap­porto. Se, inizialmente, il processo dell'inurbamento comporta una sponta­nea assimilazione snazionalizzante, in favore del più forte gruppo nazionale dominante nella città, il crescere dell'immigrazione conseguente allo svi­luppo economico triestino porta l'ormai numeroso gruppo etnico ad inten­dere la situazione come punto di partenza per la riscossa della propria nazio­nalità assopita e per il rifinto dell'altrui egemonia. Sorge nel '61 la prima Citalnica (società di lettura), alla quale seguono presto delle altre a dimo­strare la reviviscenza di una vita intellettuale slovena, mentre il movimento nazionale si rafforza dell'appoggio del vescovo, nei momenti di fervore anti­clericale della classe dirigente centrale e locale.
Nella circostante regione a maggioranza etnica slovena, intanto, si as­siste ad uno sviluppo economico che conduce ad una trasformazione pro­gressiva del tradizionale mondo contadino da agrario ad agrario-industriale, portando ad un aumento del risparmio e del credito nelle Banche della Car­riola, mentre si va formando una piccola e media borghesia slovena che unisce ad un generalo sviluppo culturale medio, una maggior partecipazione alla vita pubblica, attraverso l'inserimento nei ruoli della burocrazia, del­l'esercito, della polizia: da qui le prime richieste di riconoscimento della lingua slovena tra quelle ufficiali nell'amministrazione, nell'istruzione sco­lastica.
L'opposizione del Comune, che fin dal '68-'ó9 ha sottratto al controllo