Rassegna storica del Risorgimento
IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
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1970
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Dal municipalismo all'irredentismo
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allegare una vera tradizione nazionale italiana, non può certamente nemmeno allegarne una slovena.
Benché grossa, numerosa, la minoranza slovena resta por sempre una minoranza, di fronte agli italiani di Trieste e, poiché il ceto dirigente mostra di far propri i fini nazionali della maggioranza della popolazione, la nazione in via di risveglio non trova di fronte a sé una minoranza nazionale dominante, ma la maggioranza dei cittadini, pur essa attestata su posizioni di affermazione nazionale, anche se nei confronti del solo Governo centrale e non pure di quello locale: non c'è allora separazione netta tra le due nazionalità sul piano dell'oppressione sociale; alla media borghesia slovena si oppone innanzi tutto la media borghesia italiana.
Portando al centro della lotta politica la difesa nazionale del Comune, il ceto dirigente triestino riesce dunque a confondere le finalità di riscossa sociale presenti nel movimento di risveglio nazionale e a contrapporre fra loro stessi larghi strati borghesi e popolari in una lotta che, nell'opposizione nazionale, dimentica la solidarietà di classe: così conserva intatto nelle proprie mani il predominio economico e politico sulla città.
Il conflitto nazionale si risolve essenzialmente, pertanto, al di là dì quello tipico tra città e contado, nello scontro tra due ceti medi, dove quello italiano ancora confonde lo sloveno con il proletario e, da parte sua, lo sloveno identifica l'italiano con l'oppressore sociale. Ma l'alta borghesia ha dalla sua, in tal modo, tutta la popolazione italiana della città, può contare sulla solidarietà dei più diversi ceti sociali e può farne il sostegno della sua azione politica al Comune.
Tale situazione non può, tuttavia, durare a lungo: la frangia garibaldina, democratica del movimento ce nazionale pretende (soprattutto nella potente Società Operaia ) una chiara presa di posizione in termini politici sul problema dei rapporti di classe, preme per un'azione parlamentare capace di garantire una legislazione sociale e per l'introduzione del suffragio universale. Sorge intanto nel '94 la Lega Sociale Democratica, primo nucleo ili un Partito Socialista internazionalista, che si associa a quello viennese in un programma economico di socializzazione dei mezzi di produzione e che predica Punita di classe contro la falsa retorica del tema nazionale.
Sotto la spinta della situazione generale nella città e per la pressione esercitata dalle stesse componenti democratiche, l'atteggiamento astensionista ed autonomistico dei liberal-nazionali denuncia la propria insufficienza, mostra chiaramente la sua incapacità di appagare le aspirazioni della maggioranza della popolazione.
Sono ormai i socialisti, d'altra parte, a chiedere una confederazione delle nazionalità in un nuovo assetto dell'Impero, mentre le nazioni in via di risveglio contrastano i programmi politici delle nazioni a storiche domi-