Rassegna storica del Risorgimento

IRREDENTISMO; TRIESTE CONCEZIONE AUTONOMISTICA
anno <1970>   pagina <415>
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Dal municipalismo all'irredentismo 415
tuando le tinte della contesa nazionale, e particolarmente di quella anti­slava, essi mantengono viva una continua tensione ideale capace di far ap­parire accettabili i duri metodi di lotta polìtica e necessario i ' il rigido sistema di conduzione del partito, che vede al vertice quasi una dittatura del Venezian e di pochi intimi (Teodoro Mayer. Camillo Ara ed alcuni altri),
È questo, in realtà, il modo migliore per conservare al ceto dirigente la leadership del movimento italiano . Nell'appello all'unità, il partito Iibe-ral-nazionale come osserverà più tardi Ruggero Timeus riesce a con­vogliare su di sé tutte le classi, tutte le sfumature politiche, tutti gli inte­ressi più contradditori: non potrebbe nemmeno esser considerato un vero partito , perché a un partito ha una mentalità unica, un programma po­litico unico, quasi sempre una classe da cui ha avuto il suo patrimonio intellettuale e morale ; di fronte al fine supremo della lotta nazionale , invece, qui si è pronti a concedere tutto, ad adagiarsi a tutte le pretese e a tutte le ideologie, purché l'unità delle forze italiane sia salvata .2*
Proprio cosi, in un modo che il fervido entusiasmo di un Timeus avrebbe idealizzato nella purezza della sua passione politica, il ceto dirigente triestino abbracciava dunque Yirredentìsmo: attraverso il mito dell'unità nella difesa nazionale , per tutto quello scorcio di secolo che si sarebbe concluso con l'annessione all'Italia, esso si sarebbe sforzato di estendere la sua egemonia sulle altre componenti del movimento irredentista.
Forti dei legami da tempo stretti con la massoneria e l'alta finanza del Regno e di quelle stesse posizioni di preminenza politica che li vedevano governare al Comune e sedere al Parlamento di Vienna, i capi del partito liberal-nazionale avrebbero cercato di porsi di fronte al Governo italiano come gli unici interlocutori validi, come i rappresentanti dell'intero irre­dentismo triestino. 8>
Scritti politici, Trieste, 1929, p. 152), s'è sviluppala per antitesi (...) Da noi la ne­cessità della unione nazionale ha impedito alle tendenze di far propaganda o di at­taccare le altre . Già nel 9, tuttavìa, un grappo guidato dal garibaldino E. Rasco- ifh si era staccato dalla maggioranza costituendo un* Associazione democratica (Sempre astrattisti , scriverà A. TAMARO, Storia di Trieste, voi. U, eit., p. 519, e non capevano rinunciare alla trattazione di problemi politici e sociali, dei quali l'altra parte poco si curava ): ne era 6egu]ta una forte flessione dei suffragi nazionali nelle elezioni politiche del 1901. Ciò non tolse che, dopo un altro paio d'anni, anche i maz­ziniani di Angelo Scocchi si depurassero dal partito liberale.
*). Cosi A, TAMARO, op, tìt~, voi. II, p. 542.
3} Cfr. R. TIMEUS. op. rit., p, 151 sg. Noi partito liborabnaaionale egli indicava rosi la presenza sia di una e borghesia intellettuale che da tutta se stessa alla lotta na­zionale J. come pure di una e plutocrazia conservatrice, di una .piccola borghesia democratica ed anche di un proletariato che pencola tra la democrazia e il socia­lismo nazionale .
3> Per gli atteggiamenti dei Uberal-nazionnli nei confronti dei movimenti demo­cratici (in particolare verso quello della Democrazia nocini.- irredenta ), con rife-