Rassegna storica del Risorgimento
PO NAVIGAZIONE 1816-1823
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1970
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Paolo BernardelU
ciò non era possibile per i governi di Torino, Parma, Modena e Roma che dovevano necessariamente sottomettersi al controllo e quindi al pedaggio dell'Austria presso Mantova, dove il Lombardo-Veneto possedeva entrambe le sponde. Insinuazione palesemente ricattatoria, da usarsi in extremis, ove gli altri governi si fossero mostrati riluttanti ad accettare il progetto austriaco.
La relazione terminava senza aver affrontato la questione dell'estensione del regolamento ai confluenti del Po; per il solo Ticino aveva espresso la riserva eoe soltanto i risultati dei lavori della commissione avrebbero potuto dar adito ad esaminare se ed in quanto convenisse applicare il nuovo Regolamento alla navigazione del Ticino .
Nonostante che l'articolo 96 dell'Atto finale di Vienna avesse chiaramente disposto che i commissari dovevano riunirsi entro tre mesi dalla fine del Con* gresso, le sessioni iniziarono soltanto nel 1819. Causa del ritardo, la più urgente trattativa per il riparto del debito pubblico del cessato Regno d'Italia che pure si svolse a Milano per volontà del congresso di Vienna e che venne affidata alle medesime commissioni incaricate di regolare la navigazione del Po.] ) La difficoltà di trovare una soluzione accetta sia all'Austria che al Regno di Sardegna ed al Ducato di Modena, con le gravi divergenze che ne seguirono, fece passare in secondo piano la trattativa della navigazione del Po, che venne ripresa e portala avanti soltanto quando le commissioni trovarono un primo accordo sulla questione del Monte Napoleone.
Dei cinque Stati che la convenzione sul Po mise a confronto, soltanto il Governo di Modena che più di ogni altro veniva a soffrire dei progetti di Vienna assunse un atteggiamento di rilievo, opponendosi con caparbia ostinazione alle pretese austriache. Nell'esposizione delle varie fasi della dibattuta trattativa intendiamo pertanto attenerci essenzialmente ai rapporti tra Milano e Modena, tralasciando di seguire i punti di vista delle altre corti che finirono per allinearsi all'Austria senza opporre difficoltà.
Negli anni 1816, 1817 e 1818 dedicati alla trattativa del Monte Napoleone, il commissario estense teneva informato il proprio ministero di quanto in Milano si andava preparando per la convenzione sulla navigazione del Po.
1) I commissari incaricati delle due trattative erano: per l'Austria il barone Barella, Consigliere di Governo e Presidente delle commissioni, il conte Querini Stampai ia. Consigliere Intimo, il cavaliere Dordi, Consigliere di Governo, il conte Giulini ; per Roma il conte Alberghetti, Console Generale del Papa in Milano ed il conte Versta gli a; per Torino il cavaliere Tarsie Intendente Generale ed il conte Bonamico Console Generale del Re di Sardegna in Milano; per Parma il cavaliere Bertelli e per Modena il Consigliere di Governo nobile G. M. Poli.
Giovanni Maria Poli era nato nel 1768 dal nobile Francesco, magistrato estense che termino la carriera come presidente del Supremo Consiglio di Giustizia di Modena. Finiti gli studi di giurisprudenza nel 1791, Giovanni Maria Poli fu ammesso tre anni dopo nel collegio degli avvocati. Durante i periodi repubblicano e napoleonico rivestì diversi incarichi pubblici, tra cui nel 1808 quello di giudice di pace in Modena. Nel 1814 Francesco IV lo nominò consigliere del Ministero degli Affari Esteri, nel qual incarico restò fino al 1848. Mori nel 1853.
Dei molti incarichi speciali che gli vennero affidati, ricordiamo la nomina a commissario plenipotenziari o per 21 riparto del debito pubblico del Monte Napoleone e per la stipulazione con l'Austria delle convenzioni relative ai pensionati, ai disertori, all'abolizione del diritto di albinaggio ed alle relazioni postali.