Rassegna storica del Risorgimento

PO NAVIGAZIONE 1816-1823
anno <1970>   pagina <435>
immagine non disponibile

La navigazione, del Po 435
Questi articoli confermano sempre più che le Commissioni del Po non possono occuparsi di oggetti Doganali, né del regolamento de' Confluenti proseguiva la nuova perorazione del Dordi; per cui auspicava che le varie commissioni e l'invito s'indirizzava naturalmente all'estense si procuras­sero nuove istruzioni per giungere finalmente alla conclusione della conven* zione.
Povero Dordi, non era certo la convenzione dell'Elba die avrebbe indotto Francesco IV a cambiar parere.
Ed infatti il Molza, nel trasmettere al Poli in Milano questa nota, giunta per errore a Modena, Io preveniva che il duca di Modena s'era ben guardalo dal variare le istruzioni, essendo S. A. R. giustamente persuasa di non doversi spogliare di quei diritti, che sono propri della Sovranità .1 *
Il 28 maggio si tenne in Milano l'ultima seduta relativa alla navigazione del Po.
L'intransigenza delle commissioni austriaca ed estense, non solo non permise un ravvicinamento, ma condusse alla definitiva rottura dei rapporti. La sessione era stata indetta per l'accennata speranza della commissione au­striaca di riuscire, grazie al preclaro esempio della convenzione dell'Elba, come l'aveva definita il Dordi, a smuovere la Corte di Modena dalla sua posi­zione, ed infatti ebbe inizio con l'illustrazione dei principi contenuti in quel trattato. Chiamati quindi a manifestare la propria opinione, i commissari sardi e pontifici quello di Parma non era intervenuto alla seduta espressero sull'ultimo progetto austriaco il loro parere sostanzialmente favorevole.
Il commissario estense ribadi invece ancora una volta il parere del suo go­verno, dicendo di credere ormai superfluo di qui ripetere i motivi già ampia­mente dedotti nella serie di tutte le trattative .31 Passò quindi a riaffermare la necessità che le commissioni si decidessero ad occuparsi del gravissimo ed essenziale problema dei dazi doganali. Val la pena di riportare l'intero brano del verbale della seduta, dal quale appare chiara nel Poli la presa di coscienza dell'importante questione ed il suo coraggio nel sostenere con tanta sicurezza e fermezza principi che così apertamente cozzavano con le direttive della corte di Vienna. Egli è indubitato, che un simile atto (del Congresso di Vienna) ebbe hi questa parte per suo principale scopo di mettere in vigore i principi di libertà commerciale consegrati dall'Atto medesimo. Egli è del pari evidente, che ridotte le tasse anche alla minore possibile quantità, come si è proposto dal Governo Estense, non possa conseguirsi il fine lodevolissimo già contemplato dalle Alte Sovranità per accrescere direttamente la navigazione del nostro fiume, se alla riduzione delle relative tasse non vada unita quella delle altre tasse cosi dette Doganali. Queste e non altre nei tempi presenti costituiscono il più polente ostacolo alla floridezza e prosperità del commercio. Volendosi il mede-
delia convenzione per la navigazione dell'Elba, e precisamente l'art. 9 proscrivente che il riparto della tana di navigazione fosse commisurino mdl'extenaionr* ed impor­tanza della sponda , l'art. 14 che i diritti doganali non formassero oggetto della convenzione, e l'art. 32 che spettava si singoli Stati il concertarsi circa la naviga­zione de' propri confluenti che bagnino I territori rispettivi di due o più potenze . potenze .
i) Lettera del marchese Molza id Poli del 6 marzo 1822. A.S.M, o Ardi. Poli.
2) Verbale della seduta tenutasi il 28 maggio 1822, A.S.M. e Arrh. Poli.