Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
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1970
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Piero Zaina
ci serviamo di una metafora) sono le sensibili gocce d'acqua che già hanno fatto parte per nn lungo interminabile tempo, di procellose e furiose ondate, dolorando di angoscia e di sgomento allorché erano spinte verso gli abissi, e inorgoglendo negli impeti che le sollevavano in alto. Essi i combattenti non possono a meno di rivivere questi loro trascorsi , di riviverli indi* viilualmcnte, coi loro rispettivi reparti, in quello spazio, in quei determinati particolari. Quel rivivere è un forte sentire ed un geloso opinare che induce ad avvertire in certe narrazioni-interpretazioni nienl'altro che un miscuglio di fantasia, dì sacrifìcio e di arbitrio quando non affi ori anche un servizio polemico a favore di questa o di quella tesi politica o pseudo-filosofica, o di altro interesse contingente. Ed allora essi i combattenti sono quasi tentati a chiù* dere quel libro, per meglio rifugiarsi e consolarsi nella loro verità.
Tutto questo, ripetiamo, non deve sorprendere. La strada che viene percorsa passo passo è forse identica a quella che più tardi viene osservata dall'alto, nel rapido volo ed in un contesto panoramico?
Persino la maniera del dire, e cioè lo stile, può contribuire all'urto. Difatti le pagine del reduce sono più o meno ligie alla maniera romantico-classica, mentre talune pagine di critici (e non vogliamo dire di scrittori privilegiati dalla sapienza del poi) sono inricischiate di vocaboli ed affaticate da costrutti, per cui un poco di ripulsione è naturale e quasi indispensabile.
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Ma ecco che a proposito di stile dobbiamo a nostra volta far conoscere Un caso singolare che riguarda (viceversa) un reduce.
Difatti Gaetano Buonocore Morale, offrendo puntualmente al Cinquantenario il suo contributo col libro Da Montecroce di Comelico a Vittorio Veneto: 1917-18, *) ricorda e narra e celebra cantando. Sicuro: pagine liriche, pagine di poesia che non ha egli scrive pretese letterarie: poesia di un siculo, di un rapsodo autodidatta che ha cantato a modo suo Vittorio Veneto e le gesta memorabili di uomini arditi, votati per amore alla Patria e al più audace dei servizi d'informazione.
Con pari semplicità e franchezza il Buonocore dichiara che non è un militarista, non se ne abbi il minimo dubbio. Però ama di molto la Patria .
Per quel che riguarda il più audace dei servizi su ricordato, apprendiamo da una decina di pagine introduttive, (e in prosa), che il caporale Tano Buonocore Mi venuto poi ufficiale) appartenente alla 993* Compagnia Mitraglieri Fiat è caduto prigioniero a Quero, durante la ritirata di Caporetto, e che da quel momento ha pensato con orrore alla prigionia dentro i recinti di filo spinato e sotto la custodia di nemici fra quali già arcinoti gli inumani aguzzini sovraccarichi di odio italofono. Vi ha semplicemente pensato.
Fatto sta che Buonocore, raggiunta con gli altri del suo reparto la caserma Fantuzzi di Belluno e rinchiuso là dentro, riuscì a fare f... i custodi, e dopo avere errato pericolosamente di balza in balza, trovò la Provvidenza nella persona del capitano Carlo Basa comandante la Tappa della VI Armata austriaca, in Vittorio Veneto, e triestino di nascita e di anima.
l) Siracuha, Tip. Titttuto Umberto I, 1968, in 8, pp. 132, n.n S.n.