Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1970>   pagina <448>
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Piero Zaina
ci serviamo di una metafora) sono le sensibili gocce d'acqua che già hanno fatto parte per nn lungo interminabile tempo, di procellose e furiose ondate, dolorando di angoscia e di sgomento allorché erano spinte verso gli abissi, e inorgoglendo negli impeti che le sollevavano in alto. Essi i combattenti non possono a meno di rivivere questi loro trascorsi , di riviverli indi* viilualmcnte, coi loro rispettivi reparti, in quello spazio, in quei determinati particolari. Quel rivivere è un forte sentire ed un geloso opinare che induce ad avvertire in certe narrazioni-interpretazioni nienl'altro che un miscuglio di fantasia, dì sacrifìcio e di arbitrio quando non affi ori anche un servizio polemico a favore di questa o di quella tesi politica o pseudo-filosofica, o di altro inte­resse contingente. Ed allora essi i combattenti sono quasi tentati a chiù* dere quel libro, per meglio rifugiarsi e consolarsi nella loro verità.
Tutto questo, ripetiamo, non deve sorprendere. La strada che viene per­corsa passo passo è forse identica a quella che più tardi viene osservata dal­l'alto, nel rapido volo ed in un contesto panoramico?
Persino la maniera del dire, e cioè lo stile, può contribuire all'urto. Di­fatti le pagine del reduce sono più o meno ligie alla maniera romantico-classica, mentre talune pagine di critici (e non vogliamo dire di scrittori privilegiati dalla sapienza del poi) sono inricischiate di vocaboli ed affaticate da costrutti, per cui un poco di ripulsione è naturale e quasi indispensabile.
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Ma ecco che a proposito di stile dobbiamo a nostra volta far co­noscere Un caso singolare che riguarda (viceversa) un reduce.
Difatti Gaetano Buonocore Morale, offrendo puntualmente al Cinquante­nario il suo contributo col libro Da Montecroce di Comelico a Vittorio Ve­neto: 1917-18, *) ricorda e narra e celebra cantando. Sicuro: pagine liriche, pagine di poesia che non ha egli scrive pretese letterarie: poesia di un siculo, di un rapsodo autodidatta che ha cantato a modo suo Vittorio Veneto e le gesta memorabili di uomini arditi, votati per amore alla Patria e al più audace dei servizi d'informazione.
Con pari semplicità e franchezza il Buonocore dichiara che non è un militarista, non se ne abbi il minimo dubbio. Però ama di molto la Patria .
Per quel che riguarda il più audace dei servizi su ricordato, apprendiamo da una decina di pagine introduttive, (e in prosa), che il caporale Tano Buo­nocore Mi venuto poi ufficiale) appartenente alla 993* Compagnia Mitraglieri Fiat è caduto prigioniero a Quero, durante la ritirata di Caporetto, e che da quel momento ha pensato con orrore alla prigionia dentro i recinti di filo spinato e sotto la custodia di nemici fra quali già arcinoti gli inumani aguzzini so­vraccarichi di odio italofono. Vi ha semplicemente pensato.
Fatto sta che Buonocore, raggiunta con gli altri del suo reparto la caserma Fantuzzi di Belluno e rinchiuso là dentro, riuscì a fare f... i custodi, e dopo avere errato pericolosamente di balza in balza, trovò la Provvidenza nella persona del capitano Carlo Basa comandante la Tappa della VI Armata austriaca, in Vittorio Veneto, e triestino di nascita e di anima.
l) Siracuha, Tip. Titttuto Umberto I, 1968, in 8, pp. 132, n.n S.n.