Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno
<
1970
>
pagina
<
450
>
450
Piero Zuma
peculiarità che è il calore, l'ardore di un'anima. Ma come è stala avvertito da altri, (Giani Stuparich, Virgilio Gioiti, Umberto Saba) il poeta si innalza nella sfera universale dell'eterno dramma del combattente d'ogni guerra in ogni tempo .
Dire ora di ciascun tema, di ciascun episodio e di ciascun momento da cui traggono ispirazione i brani di prosa, le canzoni, e le altre poesie è pressoché impossibile, non solo se si considera il loro numero, ma più ancora se si tiene conto (e si rispetta) la loro varietà, e cioè i motivi, le circostanze, i momenti da coi essi vengono per cosi dire imposti ed agitati. Un esame inevitabilmente affrettato convertirebbe in una pedestre elencazione quella che è invece una appassionala e vibrante armonia.
Fra tanta ricchezza il lettore ha di che scegliere, e noi siamo certi che sarà preso e sarà avvinto da tutte le pagine, ed in modo particolare, se il lettore è stato un combattente, e se tuttora ha nel cuore la fede del Poeta.
Umberto Saba dal canto suo. con quella finezza dell'intendere e del sentire che nessuno gli può negare, indica fra gli altri componimenti La cari' zone di Lavezzari (pp. 214-217); e scrive: La canzone di Lavezzari non è una Canzone, ma una marcia alla gloria e alla morte, una sfida agli anni, alla povertà, ai pesi e alla tristezza della carne [...], una cosa nata sotto la stella di Garibaldi: la più bella che abbia ispirato l'Ombra del Condottiero .
Meraviglioso davvero il vecchio garibaldino di Bezzecca che ritorna a vita, e porta sul Podgora la sua bandiera, la Camicia Rossa, e dice ai volontari / romagnoli e triestini: / Avanti alla baionetta: / e fate i garibaldini.
[...] E i fanti della Giulia, / di Romagna e del Trentino / lo segui* rono all'assalto / e occuparono il fortino .
Ma lui non è pago, lui va oltre. E più tardi Io trovano quattro portaferiti: e sta sull'attenti, davanti al Generale chi gli appunta al braccio i galloni da caporale .
E i morti dell'Isonzo, fanti, honved, graniciari, / presentavano le armi / al vecchio Lavezzari. / Garibaldi die il piedarme, / lo baciò due volte In fronte, / poi spariron con la luna / che discese dietro il monte .
La canzone ha il suo preambolo in un affascinante brano di prosa (pp. 52-55) che s'intitola L'episodio del Podgora, dove il comando di quel vecchio è così scandito: Avanti i volontari / della brigata del Re!
Tale comando è rievocato nell'altra poesia (p. 212) che ha ancora per tìtolo L'episodio del Podgora, uno dei motivi dominanti di questo vero poema.
Anche il ritmo sa di passo bersaglieresco o passo di fante all'assalto; nelle immagini, nelle scene e nei volti domina la semplicità dei segni, la naturalezza dei colori: la maniera è quella dei bozzetti sui quali l'artista non ritorna quasi temesse di profanare ciò che è dettato improvvisamente prepotentemente dal cuore.
Caratteristico esempio (e non è il solo) di particolare semplicità e naturalezza e la paginetta In versi sciolti che s'intitola Sette soldati del Genio: Sette soldati del Genio / e un caporale zappatore / con un moschetto: / Avevano le barbe lunghe / laceri pidocchiosi / vecchi più dei fanti, / le giubbe Balle spalle / come i contadini: / sei portavano i tubi, l'ultimo a tracolla / il rotolo delle micce; / e le pipe spente in bocca / uscirono dalla linea....
Non hanno fatto a tempo. / nessuno è rientrato: / sono rimasti tutti / sotto il reticolato >.