Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1970>   pagina <451>
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Ancora detta Grande Guerra
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Parole le ultime che veramente ci lasciano muli e smarriti, e che il Poeta ripete come finale di un'altra poesia / volontari i quali sono appunto sette, il numero prescritto per l'operazione; e non fanno più ritorno.
Altri titoli: Il mio funerale (il Poeta sogna i quattro fantaccini che lo portano via); Carlino (un cagnotto spelacchiato, sognatore di polli arrosti, che sì è arrotolato in qualità di cane oppure di soldato); Oslavia (uno dei rac­conti più lunghi e più impressionanti per la sincerità, la fedeltà e l'evidenza); la canzoncina quasi metastasiana nel ritmo A Mara Mora (che è la paffu-tella piccola suora dagli occhi di stella, che muore consunta dal male con-tratto nel lazzaretto); e Samarinala (cioè l'incontro a Bologna con una scono­sciuta, presa da pietà per il Poeta che ferito si trascina sulle stampelle); e // caporale Mussolini (rapida, fraterna rievocazione che pone davanti ai nostri occhi quel corpo straziato da innumeri ferite, e che per la precisione ed esattezza di alcuni particolari ci fa pensare ad tuia pagina del recente volume di Rino Alessi: // giovane Mussolini, Milano 1969). Vorremmo aggiun­gere altri meravigliosi esempi di vera poesia; ma forse è necessario un chiari­mento sul titolo del libro. Necessario? No. Gli italiani di allora e quelli che italiani si sentono, sanno che la Buffa è la santa Fanteria.
Proprio la Buffa abbiamo veduto e sentita vicino a noi, leggendo que­st'aureo libro; ne abbiamo vissuto le ansie e le passioni, ed abbiamo sofferto di quei fremiti di allora così diversi da quelli avvilenti che soffriamo ora, di fronte alle gesta di oggi.
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La nostra rassegna ritorna ora alla narrativa, e precisamente ad un Diario di prigionia di un Aspirante che risponde al nome di Angelo Conte.1'
L'edizione di queste annotazioni pressoché quotidiane dolorose e pacate ad un tempo non è recente; anzi risale al 1932. Ma 1 libro rimase allora nella cerchia paesana o poco oltre, trovabile presso l'A. e presso il cugino di lui il dott. Giuseppe Costa, che aveva curato l'edizione medesima, e che difatti come autore-aiuto figura anche nella copertina e naturalmente nella Pre­sentazione.
Ma noi non teniamo conto della vecchia data, e ne facciamo parola, perché non rimanga ignorata una delle più semplici e più chiare e più immediate testimonianze su quella che è stata la tragica odissea sofferta dai nostri pri­gionieri nelle famigerate baracche, nei campì recinti di filo spinato.
Diciamo subito che l'A. ha voluto rilevare nel titolo del libro il grado di Aspirante che aveva nel momento della cattura, perché ed il Diario ìo conferma - gli Aspiranti in prigionìa soffrivano e soffersero di aggravate tribolazioni fino a quando - - e passarono mesi e mesi - non si ottenne il riconoscimento da parte del nemico del loro grado di ufficiali. Nel titolo sono state aggiunte due parole: menus teutonici: che sono Tamaro sorriso del pri­gioniero il quale - come tutti gli altri - - ebbe a gustare un solo menu (quando non digiunava) e ne fa menzione (imo sfogo?) quasi ogni giorno, chiamandolo naturalmente con un nome solo, e cioè sboba.
Veramente in buona lingua è più regolare scrivere sbobba ed anche boba.
]) A. CONTE-C. COSTA, Diario di prigionia di un Aspirante ufficiale con t meniti > teutonici, Asiago, Alpina, 1982, in 8", pp. 162. S.p.