Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1970>   pagina <452>
immagine non disponibile

452
Piero Zanni
Però rimane in ogni caso una brodaglia maleodorante con qualche raro galleggiante che non riesce a discendere tonto è vuoto, e che d'altra parte si vergogna di stare in superficie.
La prima nota del Diario è del 13 ottobre 1917: il giorno in cui la gio­vanissima recluta si presenta alla Scuola Allievi Ufficiali di Fanteria.
Il suggello finale al suo annotare (così egli scrive) lo pone in data 30 dicembre 1918, il giorno in cui si presenta al Centro Raccatta Ufficiali ex pri-pionieri di Firenze. Ma la daLa da cui ha inizio la prigionia è quella dei giorni di Caporctto: 27 ottobre 1917.
Il povero Aspirante è ferito alla testa: tutto il reparto che ha resistito strenuamente, si trova accerchiato: non c'è via di scampo. Ed è da quel giorno stesso che Angelo Conte mette a vantaggio dei suoi compagni (ed in particolare del suo Maggiore che corre il rischio di essere ucciso per aver reagito contro le offese di un soldato austriaco) una sua prerogativa, e cioè la perfetta cono­scenza della lingua tedesca.
Tale conoscenza giova a dare al Diario più esatte e più numerose infor­mazioni sul contegno, a parole ed a fatti, di coloro che hanno cura dei prigionieri. Pertanto conosciamo meglio fino a che misura può arrivare negli uo­mini, inferociti dalle idee e dall'odio, la perdita di ogni sentimento umano e. la feroce bestialità.
Presago di ciò, il giovane Aspirante, fin dai primi suoi passi sulla via del Calvario, pensa alla fuga: e pensieri e speranze e delusioni e progetti si susseguono tenacemente, e con astuzia e coraggio e ponderazione ammi­revoli.
Il 4 dicembre 1917, mentre un convoglio ferroviario che trasporta i disgra­ziati non si sa dove, è in corsa oltre Berlino, il Conte con un compagno riesce ad uscire dal finestrino del carro merci, rimanendo aggrappato all'esterno. È notte, una notte di gelo invernale. D'un tratto in piena campagna il treno rallenta: una sosta? I due - - pur debolissimi per gli strapazzi e per la fame si lanciano verso l'ignoto. Sono furtivamente provvisti di qualche panno col quale possono nascondere la loro miseria di prigionieri; la conoscenza della lingua giova ancora di più a nascondere la loro condizione e possono cosi entrare, e superare i primi ostacoli: il Conte fa credere di essere un la­voratore olandese diretto a Osnabriicb in cerca di lavoro. Ma giunti alla sta­zione ferroviaria per prendere il treno, il Capo stazione sospetta di loro, e chiama la polizia.
Poteva essere la fucilazione; ma il Conte sa raccontare tale circostanza relativa alla loro discetta dal vagone ferroviario ed alla perdila del convoglio che non avevano potuto raggiungere, che la grave punizione è risparmiata. E scortati, raggiungono pertanto i compagni che erano arrivati a Celle da alcuni giorni.
Anche nel campo di Celle il Conte sa raccontare la sua favola; ed è creduto.
II Diario continua, ed in taluno pagine può sembrare il registro dei morti, tali e tanti tono i poveretti che non resistono. Ed il proposito della fuga ad ogni costo e con qualunque sacrificio ancor più forte si rinnova. Le lettere della desolata Mamme che finalmente arrivano non sempre contribui­scono a consolare ed a confidare: lo stato di solute peggiora: e quanto a indu­menti sono rimasti pochi stracci a brandelli, ed un paio di scarpe a cui man­cano le, suola.