Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1970>   pagina <455>
immagine non disponibile

Ancora della Grande Guerra
455
sua Bergamo, alla nostra Bergamo COBI garibaldina anche allora, ed a personaggi ed accadimenti che toccano particolarmente la città.
Altrettanto va osservato e su più ampio e specifico panorama per l'altra comunicazione dove l'Agazzi è davvero il signore che sceglie a suo agio dal tesoro della sua cultura e dei suoi sentimenti, per offrire ciò che più commuove reletto uditorio ansioso di conoscere la vita bergamasca degli anni cosi dolorosi, così grandi, e così degni di conoscenza e di alta considera­zione, quando non siano sepolti gli ideali di patria, di dignità nazionale e di libertà.
La guerra 1914-18 e la poesìa è come abbiamo notato il tema svolto da Martino Vitali. Egli inizia il suo svolgimento con un pregevole e rapidissimo excursus sui valori della poesia patriottica di ogni tempo e di ogni popolo, a cominciare (per esemplificazione) dal cantico di Davide, da Omero, da Dante e da tanti altri fino a respirare nel clima del grande conflitto nel quale nascono i motivi poetici adeguati e comincia la serie dei cantori da D'Annunzio a Locchi, a Slataper, a Serra, a Jahier, a Marinetti, a Folgore, e cosi via. Poesia in senso lato, che pertanto non esclude le pagine di prosa vivificate dall'im­maginazione e dal sentire poetico.
Nella serie dei cantori rievocati vengono ultimi ma più vicini al cuore i bergamaschi: Giuliano Donati Petténi, Antonio Loeateili ed Ubaldo Riva.
Non si può fare a meno ed il Vitali lo rileva di osservare quanto siano diversi nel pensare, nel sentire, ed anche nell'armonia i poeti dell'ultima guerra perduta, i quali non hanno potuto e non possono cantare, veramente cantare, respirando in un'atmosfera di travolta umanità, di tragica e dolorosa solitudine >.
A proposito di atmosfera e di verace cantare, dobbiamo chiamare diver­tente, attraente e sollevante la breve comunicazione di Marcello Ballini su I canti della Grande Guerra. I quali, nei confronti della poesia di cui abbiamo detto, sono semplicemente e genuinamente la voce dei combattenti che non sanno di essere poeti e che cercano soltanto uno sfogo, un passatempo, un qual­che cosa che aiuti a tirare avanti e più ancora a farsi capire.
Il valore spirituale ed etnico di queste voci che vengono dalle trincee, e che spesso sgorgano libere e dopotutto innocenti anche nei giorni del cosiddetto turno di riposo , che hanno anche nel ritmo un che di spensierato, viene messo in evidenza dall'A., e l'esemplificazione che egli ci offre e le pennellate con cui l'accompagna, ei avvince tuttora e ci commuove, perché... fa sorridere del sorriso di allora.
Di ben altra natura è lo studio dell'ing. Fernando Rivara su Caporetto e fi fiume, esposto in meno di trenta pagine, e suddiviso nei seguenti paragrafi : Le attribuzioni', La fondamentale difesa dello Judrio; Dell'Isonzo fu parlato con i responsabili. La 19* Divisione; H fondovalle dell'Isonzo; Linea di bassa > e volontà censoria; Sfondamento fatale sul Meyzli; Grande storia per una piccola Compagnia; Mutamento dei concetti; Dove entrò, a destra; Tutto finito sulla sinistra, a destra si combatte ancora *'
L'A. partecipa dunque al dibattilo che a sua volta ha una storia: ed ecco che momenti di una polemica (avvertita anche nei titoli che abbiamo riportato) affiorano qua e là più nello spirito che nelle parole. Particolare ac*
1) Ancona, GJovagnoli, 1970* in 8, pp. 82. p.